Roma si prepara a salutare per l’ultima volta Antonino Zichichi, uno dei più grandi scienziati italiani del Novecento, morto a 97 anni. Nato a Trapani, fisico di fama mondiale, ricercatore del CERN, Zichichi ha attraversato oltre mezzo secolo di storia della scienza, lasciando un segno profondo non solo nella ricerca, ma anche nel dibattito culturale e pubblico del Paese.
La camera ardente a Roma
Da mercoledì pomeriggio sarà possibile rendere omaggio allo scienziato nella Arciconfraternita dei Siciliani di Santa Maria Odigitria, in via del Tritone 82, luogo simbolico per la comunità siciliana nella Capitale.
Questi gli orari di apertura della camera ardente:
- Mercoledì: 15.00 – 19.30
- Giovedì: 10.00 – 19.30
- Venerdì: 10.00 – 14.00
I funerali si terranno venerdì 13 febbraio alle ore 16.00 nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, in Piazza della Repubblica.
Una vita tra ricerca e divulgazione
Zichichi è stato scopritore dell’antideutone, fondatore del Centro di Cultura Scientifica Ettore Majorana di Erice, presidente dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e professore emerito all’Università di Bologna. Ha contribuito in modo decisivo alla nascita dei Laboratori del Gran Sasso e ha portato la fisica italiana al centro della scena internazionale.
Ma Zichichi è stato anche un personaggio pubblico, capace di parlare al grande pubblico, di animare il confronto – spesso acceso – tra scienza e fede, di dividere e far discutere. Convinto che non esistesse un conflitto insanabile tra ricerca scientifica ed esistenza di Dio, ha dedicato molti scritti a questo tema, diventando una figura tanto autorevole quanto controversa.
Il legame con la Sicilia
Pur vivendo tra Ginevra, Roma e Bologna, Zichichi non ha mai reciso il legame con la sua terra. Erice, grazie a lui, è diventata un punto di riferimento mondiale per la comunità scientifica internazionale. Un’eredità che resta, come resta il segno di una vita spesa a interrogare l’universo, tra rigore scientifico e ricerca di senso.
Con l’ultimo saluto a Roma, si chiude la parabola umana di uno degli scienziati italiani più noti al mondo. Ma il dibattito che ha acceso – sulla scienza, sulla fede, sul ruolo pubblico del sapere – è destinato a continuare.