Dal referendum alla guerra dell'acqua con Trapani. 5 anni fa nasceva Misiliscemi
Cinque anni fa nasceva ufficialmente il Comune di Misiliscemi.
Il 10 febbraio 2021 veniva firmata la legge che istituiva il nuovo comune, e sanciva, quindi l’indipendenza da Trapani.
Misiliscemi nasce al termine di una lunga battaglia politica e civile fatta di comitati, raccolte firme e referendum. Una battaglia durata anni. Nasceva con un obiettivo preciso: smettere di essere periferia e provare a diventare centro.
Oggi, cinque anni dopo, Misiliscemi è ancora impegnata nella costruzione di una propria identità. È un Comune giovane che cerca di darsi una forma, ma che si porta dietro vecchi problemi mai risolti. A cominciare dall’acqua, terreno di scontro permanente con la “vecchia madre” Trapani.
Un Comune senza piazza
Misiliscemi è una città anomala. Non ha una piazza. Non ha mai avuto un municipio. Non ha un centro urbano riconoscibile. È un territorio diffuso, diviso in otto frazioni — Fontanasalsa, Guarrato, Rilievo, Locogrande, Marausa, Palma, Salinagrande e Pietretagliate — stese tra campagna, saline e mare.
È un territorio di passaggio, un cuscinetto tra Marsala e Trapani, attraversato dalla statale 115 e dalla provinciale 21. Per decenni è stato questo: un luogo che si attraversa, non un luogo in cui ci si riconosce.
Perché staccarsi da Trapani
L’autonomia non nasce da un capriccio. Per anni le frazioni hanno vissuto una condizione di marginalità cronica: servizi carenti, manutenzione insufficiente, illuminazione precaria, strade dimenticate. E soprattutto l’acqua, problema storico mai risolto, simbolo di un rapporto difficile con Trapani.
La sensazione diffusa era quella di essere territori lontani dal centro decisionale, ricordati soprattutto in campagna elettorale. Da qui prende forma il comitato per l’autonomia, che nel tempo diventa un movimento strutturato. Assemblee, raccolte firme, pressione politica. L’idea dell’indipendenza smette di sembrare irrealistica e diventa una strada possibile.
Dal referendum alla legge regionale
Il referendum rappresenta il passaggio decisivo. Si arriva dopo anni di petizioni e battaglie dell'associazione Misiliscemi, presieduta da Salvatore Tallarita, volto della battaglia per l'indipendenza e oggi sindaco del neo Comune. Nelle frazioni il sì vince e apre la strada all’iter regionale. Il 10 febbraio 2021 Misiliscemi diventa ufficialmente Comune. Ma l’autonomia, nei fatti, non è una partenza comoda.
Misiliscemi nasce senza nulla: nessuna struttura amministrativa, nessun edificio comunale, nessuna organizzazione rodata. I primi anni sono una lunga fase di rodaggio, segnata da difficoltà economiche, carenza di personale, uffici improvvisati. Nei primi mesi il nuovo Comune ha solo una stanza nella sede del comune di Trapani.
“Una macchina da montare, pezzo dopo pezzo”
Il passaggio dalla battaglia politica al governo arriva con l’elezione del primo sindaco, Salvatore Tallarita, per vent’anni volto simbolo dell’autonomia.
«Non è che mi hanno dato una macchina e dovevo imparare a guidarla. Mi hanno dato una macchina da montare, pezzo dopo pezzo», racconta. Una frase che fotografa bene la situazione: un Comune formalmente nato, ma tutto da costruire.
Governare Misiliscemi significa fare i conti con risorse limitate, una struttura giovane e problemi stratificati nel tempo. Nodi molto ingarbugliati, poi, da sciogliere con Trapani, dal patrimonio, ai servizi condivisi, alle imposte, a quello che è Il problema.
La guerra dell’acqua con Trapani
Il nodo più duro resta l’acqua. La “guerra dell’acqua” diventa il simbolo dei rapporti tesi con Trapani. Trapani gestisce la rete idrica della condotta Bresciana, Misiliscemi controlla un nodo strategico come la stazione di sollevamento di Marracco.
Durante l’estate della grande siccità, le decisioni del capoluogo per garantire l’acqua ai propri quartieri finiscono per penalizzare le ex frazioni. Ordinanze contrapposte, accuse pubbliche, valvole chiuse. Per giorni centinaia di famiglie restano senz’acqua.
Un paradosso per un territorio che nel nome stesso — “luogo dove scorre l’acqua” — racconta tutt’altra storia.
L’alluvione e le saline
Nel 2022 arriva un’altra prova durissima. L’esondazione del torrente Verderame colpisce Salinagrande e le saline, uno dei patrimoni storici ed economici del territorio. Fango, acqua e danni pesanti. Produzione compromessa, vasche invase, rischio concreto per un intero comparto.
È uno dei primi veri test per il giovane Comune, chiamato a gestire un’emergenza ambientale senza una macchina amministrativa ancora pienamente strutturata.
I problemi quotidiani
Accanto alle emergenze, restano i problemi di ogni giorno. Strade poco illuminate, fognature incomplete, opere di urbanizzazione ancora da realizzare, manutenzione che fatica a tenere il passo con un territorio vasto e frammentato.
Governare otto frazioni sparse è costoso, complesso, faticoso. E Misiliscemi lo sperimenta quotidianamente.
L’aeroporto e la contraddizione
Dentro questa fragilità c’è però una contraddizione forte: nel territorio comunale ricade gran parte dell’Aeroporto di Trapani Birgi. Un’infrastruttura strategica che rende Misiliscemi centrale, pur restando un Comune senza piazza e senza centro.
Un Comune ancora in costruzione
Cinque anni dopo la nascita ufficiale, Misiliscemi è ancora un Comune in costruzione. L’autonomia non ha cancellato i problemi: li ha resi più visibili e ha trasferito la responsabilità di affrontarli sul territorio.
La sfida adesso è trasformare una separazione amministrativa in una vera occasione di crescita. Dare forma a un’identità comune, unire le frazioni, costruire non solo uffici e strade, ma un senso di appartenenza.
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