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11/02/2026 12:40:00

Soldi per consegnare le salme, arrestati per corruzione tre dipendenti dell'ospedale

Scandalo alla camera mortuaria dell’ospedale Cervello di Palermo. Gli agenti della sezione Anticorruzione della Squadra Mobile hanno eseguito un’ordinanza cautelare del Gip nei confronti di tre dipendenti, finiti agli arresti domiciliari con accuse pesanti: associazione per delinquere, corruzione per atti contrari ai doveri d’ufficio e corruzione per l’esercizio della funzione.

 

L’indagine, coordinata dalla Procura e avviata nei primi mesi del 2024, nasce da approfondimenti sui decessi ospedalieri e si collega a quanto già emerso al Policlinico “Paolo Giaccone”, dove nei mesi scorsi erano scattati arresti e indagini analoghe.

 

Le accuse: pratiche accelerate e familiari indirizzati

Secondo gli investigatori, i tre impiegati avrebbero fatto parte di un’associazione composta insieme ai titolari di alcune imprese funebri locali. In cambio di denaro, avrebbero accelerato le pratiche per il rilascio delle salme, anche in assenza delle necessarie autorizzazioni comunali.

Non solo. I dipendenti, sempre dietro compenso, avrebbero indirizzato i familiari dei defunti verso determinate agenzie di pompe funebri, creando un vero e proprio circuito privilegiato.

Le intercettazioni telefoniche, ambientali e telematiche avrebbero documentato diversi episodi. In un caso, relativo alla morte di un cittadino irlandese a Palermo, sarebbero stati filmati passaggi di denaro per 500 euro tra dipendenti della camera mortuaria e referenti dell’impresa funebre coinvolta.

 

La scoperta della cimice e il tentativo di depistaggio

Nel corso delle indagini sarebbe stata individuata una microspia nei pressi della camera mortuaria. Dopo la scoperta della cimice, i tre impiegati si sarebbero messi d’accordo su come comportarsi nel caso di convocazione da parte della polizia giudiziaria, cercando di adottare una versione condivisa dei fatti per deviare il corso delle indagini.

Un tentativo che, secondo gli inquirenti, confermerebbe la consapevolezza delle condotte contestate.