Il Comune di Favignana ha ufficializzato la propria contrarietà al progetto del maxi impianto eolico offshore “Med Wind”, il più grande del Mediterraneo, proposto da Renexia Spa. L’amministrazione ha trasmesso il parere al Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, chiedendo che tutte le criticità vengano pienamente valutate nell’iter autorizzativo.
Il progetto prevede quattro lotti — Scirocco, Tramontana, Grecale e Maestrale — per un totale di 190 aerogeneratori galleggianti, alti circa 327,5 metri, distribuiti su oltre 945 chilometri quadrati di mare. Le turbine, pur collocate a decine di chilometri dalla costa, sarebbero visibili da ampie porzioni del territorio: dal Marsalese alle alture di Erice, fino al Castello di Santa Caterina a Favignana e ad altre aree collinari.
“Non siamo contrari alle energie rinnovabili — chiarisce il Comune — ma non possiamo consentire che un’infrastruttura di queste dimensioni alteri irreversibilmente un territorio fragile e unico, patrimonio di paesaggio, biodiversità e identità culturale”.
Secondo l’amministrazione, l’intervento produrrebbe effetti strutturali non mitigabili: impatto paesaggistico significativo, pressioni sugli ecosistemi marini e sulla fauna, possibili ripercussioni sul traffico navale e sulle attività di pesca. A questo si aggiunge un nodo politico: le Egadi continuerebbero a dipendere da una centrale a gasolio, mentre l’energia prodotta non sarebbe destinata alle isole, creando — secondo il Comune — uno squilibrio evidente tra costi ambientali e benefici per il territorio.
Sul fronte della mobilitazione civile, il comitato “No eolico off-shore alle Isole Egadi”, che ha raccolto circa mille firme, ha depositato osservazioni dettagliate al Ministero dell’Ambiente e alla Capitaneria di Porto di Trapani. Il coordinatore Diego Gandolfo contesta in particolare la sottostima dell’impatto visivo, basata — sostiene — su modelli teorici, e richiama l’attenzione sulle possibili conseguenze per la pesca e per la fauna marina. Il Canale di Sicilia, ricordano, è una rotta strategica per cetacei e altre specie, con rischi legati anche all’inquinamento acustico, sia in superficie che in profondità.
Le osservazioni fanno riferimento anche al rispetto della normativa europea in materia di tutela della biodiversità, navigazione e pesca professionale, principi che dovrebbero guidare i piani di gestione dello spazio marittimo.
Comune e comitato chiedono quindi che il progetto venga respinto nella sua forma attuale, sollecitando soluzioni energetiche compatibili con la fragilità e l’unicità delle Egadi, in coerenza con il Paesc, il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima adottato dall’arcipelago.