Da un’esigenza collettiva sentita da artisti, creativi, professionisti e operatori culturali del territorio nasce GRUPPO 26 – Le città che vogliamo, un nuovo movimento civico che mette al centro arte, cultura e partecipazione come strumenti di trasformazione della vita pubblica.
Il progetto prende forma in un momento politico e sociale significativo, anche alla luce delle recenti dichiarazioni del sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, che ha annunciato la volontà di rilanciare e rinnovare l’esperienza dei movimenti civici che hanno segnato la storia del territorio, da Valderice che vogliamo a Erice che vogliamo.
Segno che fa sentire il profumo di una campagna elettorale probabilmente non troppo lontana.
Un richiamo, quello del sindaco di Trapani, che mira però ad intercettare e rafforzare una domanda di impegno diffuso, dando nuova energia a un percorso corale, aperto e intergenerazionale, con la specifica esigenza di attrarre cittadini che scelgano di “metterci la faccia”, con uno sguardo libero e non ingabbiato nei rituali della politica tradizionale.
Un invito alla concretezza, dunque, ma che non può non riportare alle esperienze ed agli “esperimenti” politici precedenti, con le varie “liste giovani” e chiamate a raccolta di professionisti ed esperti, che connotano trasversalmente e liturgicamente programmi e proiezioni elettorali.
Tanto più che Gruppo 26 risponde ad un appello politico e si pone, da subito e senza infingimenti, a sostegno di Giacomo Tranchida: almeno per quanto riguarda il suo progetto e la sua visione di città, perché il collettivo dichiara che, al momento, non sia all’ordine il giorno la formazione di una lista evidentemente civica. Ma nemmeno ne esclude la possibilità.
GRUPPO 26 nasce dunque dall’incontro tra l’esperienza politico-amministrativa dello stesso Tranchida e la visione artistica e culturale dello scrittore e sceneggiatore Elia Esposito, che ricopre il ruolo di coordinatore del movimento. “Non vogliamo creare un partito, ma uno spazio vivo – spiega Esposito – un laboratorio aperto dove l’arte e la cultura non siano ornamenti, ma strumenti critici e pratiche quotidiane al servizio della comunit”».
Il nome stesso, GRUPPO 26, richiama esplicitamente i movimenti intellettuali del ‘68, temperie politica e culturale da cui trae ispirazione, riletta in chiave contemporanea.
La parola “gruppo” diventa dichiarazione di metodo: ogni decisione viene presa all’unanimità, attraverso un processo condiviso che rifiuta personalismi e scorciatoie identitarie. Il numero 26, invece, indica l’anno della fondazione ufficiale e segna simbolicamente l’inizio di un nuovo percorso.
“Il gruppo viene prima dei singoli – dichiara Esposito – perché crediamo che la democrazia sia soprattutto esercizio collettivo e responsabilità condivisa”.
Arte, cultura, sport e costruzione di comunità sono i pilastri di un approccio che punta a restare radicato nei territori, valorizzando i talenti locali e trasformando la partecipazione in azione concreta. Un contenitore culturale e politico che sceglie di non spostarsi dai luoghi, ma di abitarli.
Ma soprattutto arricchirli, sollecitarli ed offrire spunti di riflessione attraverso il linguaggio dell’arte e della creatività, tenendo alta l’asticella. In tal senso, Elia Esposito ricorda come nel 2019, nell’ambito della rassegna “Ericestate”, l’appuntamento con Peter Greenway – regista, pittore e sceneggiatore tra i più significativi cineasti britannici contemporanei – registrò pochissima affluenza: l’intento di Gruppo 26 è quello di rendere questi appuntamenti non più occasionali, ma soprattutto farli conoscere ed apprezzare anche da un grande pubblico.
Il Consiglio direttivo di “GRUPPO 26 – Le città che vogliamo” è composto da Elia Esposito (coordinatore) e Vito Alessandro Minore (tesoriere), insieme a Ferdinando Cardella, Silvia Maimone (cantante e scenografa) e Giuseppe Salerno (pianista jazz). Un nucleo che, pur nella definizione di un primo assetto organizzativo, ha già raccolto un’ampia adesione, espressione di sensibilità, competenze e percorsi differenti.
Tra i primi aderenti figurano Valeria Arneodo (grafica e illustratrice), Tito Francesco Buscaino (street artist), Filippo Cancilleri (geometra), Vincenzo Caputo (attore e regista teatrale), Isabella Conticello (comunicazione visiva), Cinzia Di Dia, Angela Grignano: tutte persone che vivono di arte e dell’arte hanno fatto una professione. E’ chiara dunque, per Elia Esposito, la tensione alla cittadinanza attiva piuttosto che a voler occupare spazi sulla scorta di “patenti” artistiche ed intellettuali, bellissime ma poco concrete, habitus della città di Trapani.
Non può non saltare agli occhi la presenza della consigliera di maggioranza Angela Grignano, voluta in questo progetto per la sua storia artistica e professionale più che politica.
Gli intenti ed il manifesto sono ambiziosi, il linguaggio dei componenti di “Gruppo26” è molto lontano dal politichese, la coscienza del proprio valore culturale e professionale è alto: il tempo e le loro azioni diranno se riusciranno a egemonizzare uno spazio politico culturale importante e a contenere la presenza ingombrante del primo cittadino di Trapani.