Riforma Nordio, oggi a Trapani il confronto sul No: “In gioco la Costituzione”
“In gioco c’è la Costituzione”. Con questo messaggio il Comitato per il No, insieme alla Cgil e a numerose associazioni – Anpi, Arcigay, Articolo 21, Auser, Cgil, Ciao Mauro, Comitato per la difesa della Costituzione, Federconsumatori, Legambiente, Libera, Movimento 5 Stelle, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Sinistra Futura e Sinistra Italiana – promuove un confronto pubblico sulla riforma costituzionale.
A chiarire il senso della mobilitazione, Liria Canzonieri, segretaria generale Cgil Trapani: «Non è una battaglia tra destra e sinistra. È una questione di principi democratici».
Secondo Canzonieri, la riforma tocca il cuore dell’equilibrio tra i poteri dello Stato: «Quando si modifica la composizione e la modalità di scelta dei Csm, si apre uno spazio di possibile influenza politica sugli orientamenti della magistratura».
Il punto, spiega, riguarda i cittadini comuni: «Lavoratori, pensionati e cittadini hanno bisogno di certezze nell’applicazione della giustizia. Questa riforma non accelera i processi, non aumenta il personale e non risolve la carenza strutturale degli uffici».
Per la segretaria Cgil, i problemi veri sono altri: precarietà negli organici, tempi lunghi, sovraffollamento carcerario. «La legge Nordio non affronta le difficoltà reali della giustizia».
Interviene anche SaverioPiccione, esponente del Comitato referendario di Marsala, che richiama la portata costituzionale della riforma: «Modificare la Costituzione non è un fatto tecnico, è una scelta politica che incide sul futuro democratico del Paese».
Secondo Piccione il rischio è concreto: «Potremmo trovarci davanti a una giustizia per cittadini di serie A e per cittadini di serie B».
Il timore riguarda l’obbligatorietà dell’azione penale: «Se si orientano le priorità, si rischia di concentrare l’azione su reati minori lasciando in secondo piano quelli più gravi, come corruzione e reati contro la pubblica amministrazione».
Sulla stessa linea Corrado Carpintieri, del Comitato per la difesa della Costituzione, che punta il dito contro il metodo seguito: «Non si è mai visto un governo che imponga una riforma della Costituzione senza un confronto ampio e vero».
Carpintieri critica anche la gestione del referendum: «Non prevedere strumenti rapidi per studenti e lavoratori fuorisede significa tagliare fuori milioni di elettori».
E aggiunge: «La Corte Costituzionale ha chiarito che era stato seguito un iter sbagliato. Quando si parla di Costituzione, gli errori non sono dettagli tecnici ma questioni di democrazia».
Per il Comitato per la difesa della Costituzione, la riforma non migliora il funzionamento della giustizia e rischia di alterare l’equilibrio tra poteri. «La Costituzione è l’impalcatura che garantisce i diritti di tutti. Indebolirla significa indebolire i cittadini».
Il messaggio finale è un invito alla partecipazione: «Al di là dell’esito, una forte partecipazione al referendum è il segno di una democrazia viva».
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