Il Comune di Trapani punta sui bus intelligenti per sconfiggere il traffico
Lunedì scatta l’avvio operativo del cantiere del Bus Rapid Transit, cioè un trasporto pubblico su autobus “ad alta efficienza” che punta a garantire tempi certi grazie a un tratto di corsia preferenziale e a una gestione intelligente dei flussi. Il punto di partenza è simbolico e pratico insieme: l’area del porto, perché è lì che Trapani concentra traghetti per le isole, pendolari, studenti, uffici e attività commerciali.
«Il centro storico è un imbuto – mette in chiaro il sindaco Giacomo Tranchida – e nei mesi caldi, con gli imbarchi, registriamo migliaia di spostamenti: dobbiamo snellire e contenere il traffico».
I numeri chiave del progetto
Il percorso complessivo sarà di 5,4 chilometri con 22 fermate, stazioni di sosta centrali collegate da attraversamenti pedonali dedicati e illuminati. Il tratto di corsia preferenziale sarà di circa 900 metri, nel segmento più delicato dell’asse porto–centro. Il tempo di percorrenza stimato sull’anello principale è di circa 15 minuti.
Gli autobus saranno mezzi di ultima generazione, con capienza fino a 60 persone, aria condizionata e pedana per disabili. «Con due autobus possiamo garantire una frequenza ravvicinata – spiega il dirigente Orazio Amenta – e offrire un servizio realmente competitivo rispetto all’auto». La frequenza prevista sarà modulabile: un bus in inverno, due in estate, con possibile incremento a tre se il sistema “prende piede”.
Previsti circa dieci semafori intelligenti, che si attiveranno “per pochi secondi” al passaggio del mezzo, grazie a un sistema di geolocalizzazione che coordina i punti di incrocio e di scambio. Il parcheggio Egadi, con circa 400 posti, viene indicato come “cuore del sistema”. Il finanziamento complessivo è di 2 milioni e 750 mila euro con fondi PNRR, con scadenza di progetto fissata entro il 30 giugno, seguita da collaudi e assestamenti estivi.
Il punto chiave: quando passa il bus, le auto si fermano
Previsti circa dieci semafori intelligenti. Al passaggio del bus scatterà il verde alle rotatorie interessate e il rosso agli attraversamenti pedonali. Tradotto: il mezzo pubblico avrà priorità reale e il traffico ordinario si fermerà per alcuni secondi. Non è solo una corsia preferenziale, è un sistema che cambia la gerarchia della strada.
Non tutto il percorso sarà blindato: alcune tratte resteranno promiscue auto/bus. Ma sull’asse via Ammiraglio Staiti–viale Regina Elena la strada verrà ridisegnata: parcheggi non più a spina di pesce ma verticali, spartitraffico centrale, attraversamenti illuminati.
Da lunedì il disagio è concreto
Dal 23 febbraio al 31 maggio 2026 scatta il divieto di fermata con rimozione forzata su viale Regina Elena tra viale Duca d’Aosta e via Ruggero di Lauria. Per oltre tre mesi niente sosta su entrambi i lati. La circolazione resterà a doppio senso solo se saranno garantite corsie da almeno tre metri; in caso contrario senso unico alternato.
La ditta Penta Costruzioni dovrà garantire segnaletica, illuminazione del cantiere e passaggio continuo dei mezzi di emergenza. Per i trasgressori, sanzioni e carro attrezzi.
Dove si parcheggia?
L’idea è lasciare l’auto nei parcheggi perimetrali – Egadi (circa 400 posti), piazzale Ilio, area stazione autobus, multipiano – e proseguire con il bus. «Non possiamo creare nuovi grandi parcheggi in centro – insiste Tranchida – dobbiamo usare meglio quelli esterni». Il parcheggio Egadi è indicato come fulcro del sistema.
In parallelo si richiama la futura rotatoria tra via Salemi e via Villa Rosina e la bretella verso Ronciglio per deviare parte del traffico pesante diretto al porto. Ma quella è una fase successiva.
La scelta politica
«Stiamo chiedendo uno sforzo ai cittadini», ammette l’assessore Rosalia D’Alì. L’obiettivo dichiarato è meno auto sotto le mura del centro storico e più trasporto collettivo efficiente. Resta una fase di sperimentazione: si valuterà l’eventuale apertura a taxi e NCC, la gestione delle strisce blu e gialle e l’assetto definitivo delle frequenze.
Il progetto dovrà essere completato entro fine giugno. La sfida è culturale prima ancora che tecnica: convincere chi entra ogni giorno in centro che lasciare l’auto fuori possa essere più veloce che restare imbottigliato dentro.
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