Il progetto di riorganizzazione della mobilità urbana e l’introduzione del Bus Rapid Transit a Trapani non rappresentano soltanto una scelta tecnica in materia di trasporti. Sono diventati, nel giro di pochi giorni, l’ulteriore terreno simbolico su cui si misura la qualità del governo cittadino, la coerenza delle forze politiche e il rapporto – mai semplice – tra innovazione e consenso.
L’idea di dotare la città di un sistema di trasporto rapido lungo l’asse via Ammiraglio Staiti – via Regina Elena – parcheggio Egadi era già inscritta nel programma elettorale del sindaco.
Non si tratta, dunque, di un fulmine a ciel sereno, ma di una scelta che è organica ad un’agenda politica dichiarata: ridisegnare la mobilità, ridurre la pressione veicolare sul centro storico, introdurre corsie preferenziali protette, riorganizzare la sosta. In astratto, un impianto coerente con le politiche urbane contemporanee e con le traiettorie europee in materia di sostenibilità.
E tuttavia, la politica non vive di astratte coerenze programmatiche, quanto dimetodo, di tempi, di partecipazione.
Il nuovo scontro esploso tra Palazzo Cavarretta e Palazzo D’Alì non si concentra soltanto sul merito tecnico del BRT, ma soprattutto sulla gestione politica del processo. Infatti, l’opposizione consiliare ha chiesto una seduta straordinaria e aperta del Consiglio comunale, denunciando l’assenza di un percorso preventivo di confronto e la mancanza di trasparenza sui dati quali il flussi di traffico, simulazioni d’impatto, ricadute economiche.
La richiesta assume un rilievo politico particolare se si considera che tra i firmatari ci sono due consiglieri, Daidone e Tumbarello, che avendo fatto parte della maggioranza quel programma lo conoscevano e lo hanno anche sottoscritto.
Non si tratta quindi della contestazione “naturale” di chi è sempre stato contro, ma la presa di distanza di chi, almeno in una fase precedente, aveva condiviso l’impianto amministrativo.
Ancora più significativo è il ruolo di Trapani Tua, formalmente in maggioranza, ma favorevole alla convocazione del Consiglio straordinario, tanto da risultare determinante nel voto in conferenza di capigruppo . Il gruppo guidato dal presidente Mazzeo non ha messo in discussione gli obiettivi del progetto, ha però sollevato un problema di metodo: l’assenza di un accompagnamento preventivo della cittadinanza, la scelta di procedere con l’apertura dei cantieri senza un adeguato percorso di condivisione, la comunicazione percepita come tardiva e frammentaria.
Posizione che dovrà essere spiegata nella prossima riunione di maggioranza, prima del consiglio straordinario.
Qui si colloca il nodo politico della vicenda. Il problema non è soltanto se il BRT sia una buona o cattiva soluzione. Il problema è se una trasformazione così incisiva possa essere gestita come un atto amministrativo ordinario, o se richieda invece un investimento politico in ascolto, mediazione, costruzione del consenso.
Le critiche del Comitato dei residenti del Centro Storico aggiungono un ulteriore livello alla questione. Il Comitato non si dichiara contrario alla riqualificazione, chiede però trasparenza sui numeri – i 600 stalli promessi contro quelli effettivamente disponibili – e un tavolo stabile di confronto. Una posizione che non si colloca sul terreno ideologico, ma su quello pragmatico: accesso alle abitazioni, possibilità concreta di parcheggio, gestione dei disagi in una fase già segnata da cantieri diffusi e da una pressione turistica crescente.
Sui social i commenti e le preoccupazioni dei cittadini sono tra le più disparate: da chi si preoccupa per l’imminente processione dei Misteri a chi si dispera di non trovare più parcheggio, quello che maggiormente emerge è la sfiducia cronica e aprioristica nei confronti dell’amministrazione trapanese.
La politica, a questo punto, è chiamata a misurarsi con un equilibrio delicato. Da un lato, la necessità di non arretrare su una visione strategica di città. Dall’altro, l’obbligo di non trasformare l’innovazione in un atto di forza.
Il rischio per l’Amministrazione non è soltanto quello di affrontare l’ennesima seduta consiliare “calda”, piuttosto quello di vedere incrinarsi il perimetro della propria maggioranza attorno a un tema simbolico. Sconcerto che, dalle parti di “Trapani Tua”, si accompagna col tema ancora irrisolto della vicepresidenza: da indiscrezioni, sembra che i turaniani spingano nuovamente sul nome di Giovanni Carpinteri.
Di certo c’è che, quando forze che sostengono il governo cittadino contestano il metodo, il problema non è più confinato al fisiologico scontro tra maggioranza e opposizione: diventa una questione di tenuta politica e di leadership.
D’altra parte, anche l’opposizione è chiamata a una prova di coerenza. Se oggi chiedono trasparenza e partecipazione, dovranno dimostrare che la loro non è una mera operazione di posizionamento, ma una proposta alternativa credibile sul piano della governance urbana.
Il BRT, in definitiva, è diventata l’ennesima cartina di tornasole di una stagione politica. Trapani si trova di fronte a un passaggio che va oltre la viabilità: riguarda il modello di città e il modo in cui le decisioni vengono costruite. La modernizzazione delle infrastrutture non può prescindere dalla modernizzazione del metodo politico. Senza quest’ultima, ogni corsia preferenziale rischia di trasformarsi in un solco di divisione.
La seduta straordinaria del Consiglio comunale, aperta alla città, potrà essere un momento di chiarimento oppure l’ennesima arena di scontro. Molto dipenderà dalla disponibilità dell’Amministrazione a trasformare una vicenda conflittuale in un’occasione di rilancio politico.
È molto dipenderà anche dalla presenza dei cittadini, i quali troppi spesso hanno dimostrato di appassionarsi alla “cosa pubblica” solo sui social.
Perché, in una città come Trapani, la mobilità non è solo un problema di traffico: è una questione di equilibrio tra governo e comunità, tra decisione e partecipazione, tra visione e consenso.