«Qui ci sono vite e famiglie che hanno investito sul territorio»
Gaudini ha voluto subito ampliare il perimetro della discussione, spostandolo dal solo piano ambientale a quello sociale ed economico. «Qui facciamo un discorso ben più ampio. Io vivo allo Stagnone quasi tutto l’anno e ho visto nascere questo movimento. Molti ragazzi hanno deciso di restare a Marsala e di investire proprio qui. Non parliamo solo di una disciplina sportiva: si è creata una grande comunità intorno al kite. Se domani il kitesurf non esistesse più allo Stagnone, il problema sarebbe totale. Parliamo delle vite delle persone, di famiglie che hanno investito i loro soldi e costruito il proprio futuro su questo territorio».
«Noi siamo i custodi della Riserva»
Respinge con decisione l’idea che i kiter siano un fattore di degrado ambientale e rivendica un ruolo attivo nella tutela dell’area. «Non vige l’anarchia. Ci sono regolamenti e controlli. Noi siamo una comunità che si sente custode della Riserva dello Stagnone. Se il kite andasse via, ci troveremmo con un territorio vastissimo e difficilmente controllabile. Quando un’area resta senza presidio, è più facile che qualcuno la sporchi o la inquini. Noi utilizziamo la natura per fare sport, ma non vogliamo certo un mare inquinato o una costa distrutta».
«Non basta un’opinione, servono dati scientifici misurati»
Sul punto più controverso – le valutazioni espresse dagli esperti intervenuti al convegno – Gaudini invita a distinguere tra opinioni e dati scientifici certificati. «Non è la scienza che parla in quel momento, ma dei professionisti che esprimono un pensiero. Il fattore scientifico vero si basa su misurazioni precise, fatte in diversi periodi dell’anno. Prima di dire che il kite è una minaccia bisogna avere dati chiari. Altrimenti sono parole buttate un po’ lì. Attenzione, perché qui c’è una comunità importante e ci sono delle vite in ballo».
«Regole sì, divieti no»
Il presidente dell’Associazione Kitesurf Italiana si dice favorevole a una regolamentazione più stringente, ma contrario a ipotesi di stop o limitazioni drastiche. «Qui servono regole, non divieti. Vietare è l’ultima cosa che va fatta. Organizziamoci meglio, apriamo un tavolo di confronto, cerchiamo sostegno dalle amministrazioni. Noi vogliamo convivere con la natura e anche con altre attività come il birdwatching. Ma dire che il kite è il male assoluto dello Stagnone mi sembra eccessivo».
«Occupiamo solo una piccola parte dello Stagnone»
Infine, Gaudini ha fornito elementi tecnici sulla pratica sportiva e sull’impatto all'interno della Laguna. «Lo Stagnone ha circa quindici chilometri quadrati di estensione. Noi occupiamo appena il 10-12% dell’area. Chi pratica kitesurf si affida per lo più ai centri, viene registrato, firma i regolamenti e rispetta precise norme di sicurezza. Indossiamo giubbotti, caschi, seguiamo regole di navigazione. Non usiamo benzina, non scarichiamo nulla in acqua. Con regole chiare e controlli fatti bene, la convivenza è possibile».
Il confronto, dunque, resta aperto: tra quelle che sono le esigenze di tutela ambientale e le biodiversità e la difesa di un comparto che, allo Stagnone, rappresenta ormai una realtà.
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