Alla fine, le palme sono scese. Non è una metafora politica, ma quasi. Sono state rimosse dalla sommità di Porta Garibaldi le due grandi palme collocate prima di Natale sopra il monumento simbolo della città.
Palme. Sopra una porta monumentale del Seicento. Avete letto bene.
Lunedì pomeriggio22 Febbraio, , con un’operazione tecnica non semplice, le piante sono state smontate e trasferite a terra, in piazza. Fine dell’installazione che, per settimane, è diventata bersaglio di ironie, meme, commenti indignati e discussioni infinite tra bar, social e salotti cittadini.
Una scelta che aveva fatto discutere
Le palme erano state collocate lo scorso dicembre, in occasione dell’inaugurazione della nuova sistemazione di Piazza Mameli e dell’area antistante il Monumento ai Mille.
La decisione dell’amministrazione guidata dal sindaco Massimo Grillo aveva colpito per la sua evidenza: non palme ai lati, non nella piazza, non in un progetto del verde a terra. Ma direttamente sopra la balaustrata della porta barocca.
Una scelta che in molti avevano giudicato di cattivo gusto, simbolo di superficialità e scarsa sensibilità verso un bene culturale tutelato.
Un monumento identitario
Porta Garibaldi non è un elemento decorativo qualsiasi.
Eretta nel 1685, è una porta urbana barocca con colonne, balaustrata e aquila marmorea asburgica. Ma soprattutto è il luogo simbolico da cui Giuseppe Garibaldi entrò a Marsala l’11 maggio 1860.
È la “porta della città”, l’accesso monumentale al centro storico, uno dei punti più fotografati e inseriti negli itinerari turistici.
Proprio per questo, la collocazione di arredi temporanei sulla sua sommità era apparsa a molti come uno snaturamento del monumento, un uso scenografico più vicino alla logica dell’installazione social che a quella della tutela.
Perché sono state rimosse?
Ufficialmente non c’è una comunicazione dettagliata sulle ragioni.
C’è chi sostiene che la rimozione fosse già prevista nel contratto con la ditta incaricata degli abbellimenti natalizi. C’è chi invece parla di un intervento della Soprintendenza, chiamata a tutelare l’integrità del bene culturale.
Quale che sia la motivazione, il dato è uno: le palme non ci sono più.
Se si accetta che la sommità di una porta storica diventi una fioriera, domani potrà ospitare loghi, scritte, brand mimetizzati in installazioni decorative. È questo il precedente che preoccupava.
Ora la porta è tornata alla sua forma originaria. Senza esotismi balneari, senza travestimenti.
Una piccola marcia indietro
Non è una rivoluzione urbanistica. Non risolve i nodi della pianificazione del verde, né quelli della valorizzazione della Terrazza Garibaldi.
Ma è, almeno, una marcia indietro.
E in una stagione in cui spesso si insiste per non ammettere errori, anche togliere qualcosa può essere una scelta significativa.
Porta Garibaldi torna a fare ciò che ha sempre fatto da tre secoli: essere porta. Non mensola.
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