A Marsala la movida accende le notti. Ma spegne il sonno di chi vive nei quartieri del centro storico.
Il nuovo regolamento comunale consente musica tutti i giorni fino alle 2.00.
Un equilibrio tra divertimento e residenti? Per qualcuno no.
In redazione è arrivata una lunga lettera che racconta disagio, rabbia e una domanda semplice: chi tutela chi abita qui?
La pubblichiamo integralmente.
“Musica fino alle 2.00: questo sarebbe l’equilibrio?”
Caro Direttore,
spero possa farmi da tramite con il Sindaco e gli Uffici preposti a stilare i regolamenti comunali.
Da quando ieri sera ho letto il nuovo regolamento riguardante la “Movida a Marsala” mi è venuta un’angoscia indescrivibile al pensiero di dover affrontare quanto scritto.
– Musica consentita tutti i giorni fino alle 2.00.
Questo sarebbe l’equilibrio tra movida e residenti?
– Resta l’obbligo di rispettare i limiti acustici previsti dalla legge nazionale.
Perché non vengono pubblicati anche i valori di questi limiti, e chi li fa rispettare, considerato che ci vogliono strumenti appositi per la misurazione dei decibel? Chi controlla, visto che la Polizia Municipale preposta a questo incarico termina il servizio alle 23.30 circa?
Anche qualora passino e chiedano ai gestori di abbassare il volume, dopo nemmeno dieci minuti la musica torna come prima. Anzi, dopo quell’orario il volume viene alzato a dismisura.
Vorrei sapere chi è il genio che ha partorito questi orari e questi giorni.
Chi prende queste decisioni non si pone il problema dei cittadini che abitano nelle vicinanze degli esercizi, costretti tutte le sere a subire suoni molesti che non permettono di vedere un programma televisivo o di coricarsi all’ora desiderata. Il rumore ricorrente manda in tilt il cervello e il sistema nervoso.
Non serve barricarsi in casa: il rumore passa anche con doppi vetri e imposte chiuse. E perché un normale cittadino dovrebbe barricarsi e accendere i condizionatori, invece di tenere le finestre aperte e respirare aria buona, pagando per di più bollette salate?
A Marsala non esiste un comitato cittadino. Quando ho chiesto di firmare una petizione ho ricevuto dinieghi per timore di essere riconosciuti. Cose da pazzi.
C’è gente che si deve alzare presto per andare al lavoro, persone ammalate o anziane che hanno diritto al riposo. È giusto divertirsi, ma per scelta. Non è giusto essere costretti a subire disturbo.
Non tutti possono trasferirsi in zona lidi.
Infine: tutta questa musica e questo “bordello” è a favore degli abitanti e non dei turisti. A Marsala non c’è un turismo giovane. I turisti sono prevalentemente di mezza età, pensionati o famiglie, e cercano tranquillità, divertimenti soft. Marsala dovrebbe offrire un turismo d’élite, non una caciara.
I primi anni eravamo entusiasti di questa città, che è bella. Ora, se potessimo, scapperemmo a piedi. È umiliante sentirsi dire dai turisti: “Ma chi ve l’ha fatto fare di venire ad abitare in un posto così?”. Ci sentiamo cittadini marsalesi e non vogliamo più sentirci dire frasi simili.
Siamo vicinissimi alle elezioni. Più che sperare in un miracolo, confido nel buonsenso degli elettori.
Spero che questo mio lungo e sofferto sfogo serva a qualcosa.
Un abbraccio,
Elena
Movida, turismo e diritto al riposo: il nodo politico
Il tema non è nuovo. A Marsala la discussione sulla movida torna puntuale ogni estate – e ora anche in pieno inverno – tra esigenze dei locali, giovani che chiedono spazi, residenti esasperati e controlli spesso insufficienti.
Il nuovo regolamento riapre una questione centrale: può esistere una movida sostenibile senza un sistema serio di controlli, misurazioni acustiche, sanzioni effettive e un presidio costante oltre le 23.30?
La domanda è politica, prima ancora che tecnica.
E arriva in un momento delicato, con la città che si avvicina alle elezioni amministrative.
Il diritto al divertimento e quello al riposo non dovrebbero essere in conflitto. Ma se diventano una guerra tra vicini di casa, allora qualcosa – nei regolamenti o nella loro applicazione – non sta funzionando.