Centrodestra diviso, alleanze anomale: il caso Marsala
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Questa campagna elettorale a Marsala, ma anche in altre città chiamate al voto per le amministrative, consegna una serie di anomalie e di alleanze “diverse”.
Il sindaco uscente Massimo Grillo, ad esempio, ha amministrato gli ultimi tre anni con l’appoggio di pezzi di centrodestra, da Forza Italia a Fratelli d’Italia, salvo poi non riuscire a ricompattare i partiti di centrodestra, gli stessi che hanno deciso di chiedere a Giulia Adamo un sacrificio enorme per la città.
Del resto, se non si costruisce classe dirigente, accade che o si torna al passato oppure ci si improvvisa. Diranno e scriveranno il contrario, non possono fare altrimenti, ma quanti esponenti del centrodestra credono davvero nella candidatura di Giulia Adamo? C’è chi ha bisbigliato che si tratta di “primarie di coalizione”. Insomma, il ballottaggio rideterminerebbe vantaggi e alleanze.
Il peccato originale è stato commesso proprio da Grillo, che ha spaccato il centrodestra per i no detti agli ingressi in giunta di alcuni esponenti indicati dai partiti. Forza Italia chiedeva l’ingresso di Elia Martinico, la Lega il mantenimento di Oreste Alagna, che nel frattempo si era pure dimesso da consigliere comunale, subendo quindi un gravissimo danno. Persona perbene e anche un catalizzatore di consensi.
Il sindaco diceva di voler alzare il livello, ma l’operazione non è riuscita. Intanto perché ai Lavori pubblici ha indicato un assessore, Ivan Gerardi, che per il suo operato non parla lui, né i comunicati, ma le buche presenti in strada e l’illuminazione. C’è di più: se si guarda all’attuale composizione della giunta, con i tre nuovi ingressi — Manlio Canova, Nadia Foderà, Tiziana Laudicina — non pare che il livello sia da premio Nobel. Si tratta di persone che, certamente, non avevano nulla da perdere e quindi tre mesi in giunta sono una manna dal cielo, ma sono pure totalmente asciutte sul funzionamento della macchina amministrativa e della cosa pubblica. È una giunta che difetta, perché a pieno regime ci sono solo Giacomo Tumbarello, vicesindaco, Ignazio Bilardello, Gaspare Di Girolamo.
Marsala, la bolla e i buoni propositi
È tornato il porto quasi come unico argomento di scontro della campagna elettorale, infrastruttura necessaria per la città. Tra chi dice che il progetto c’è e chi dice che non c’è, ecco arrivare il sindaco Grillo che chiarisce: “Raccontando delle scintille tra l’On. Giulia Adamo e il consigliere Passalacqua, il vostro articolo si conclude affermando che Grillo non dice a che punto è la situazione. Chiaramente le cose non stanno così. Segnalo il mio post del 17 marzo, con cui per l’ennesima volta, dopo averlo fatto anche in persona presso la vostra redazione, racconto per filo e per segno a che punto siamo: su mia iniziativa e grazie alla sensibilità dell’allora Presidente della Regione e oggi Ministro Nello Musumeci, che ha messo a disposizione i fondi, il Genio civile ha completato la procedura pubblica che ha permesso di avere un progetto per il porto finalmente degno di questo nome. Il progetto è completo e nella piena disponibilità della Pubblica Amministrazione, ed è stato redatto dal Raggruppamento temporaneo di professionisti composto da Modimar, Technital, ModimarProjet, React, IG&P”.
Sembra vivere dentro una bolla, quasi una realtà sospesa, dove il tempo politico scorre in modo circolare: ad ogni campagna elettorale tornano gli stessi punti, le stesse promesse, spesso anche le stesse facce. Si parla di sviluppo, di turismo, di rilancio economico, di servizi ai cittadini. Parole che si rincorrono da anni.
Marsala avrebbe bisogno di uscire da questa bolla. Di rompere il ciclo delle promesse ripetute e iniziare a misurarsi con la realtà, con programmazioni serie — e serie significa verificabili.
Marsala città irrisolta
Si ripete da destra a sinistra lo slogan che Marsala è una città-territorio con enormi potenzialità — culturali, turistiche, produttive — che però continuano a rimanere inespresse. E chi le deve esprimere se non c’è mai stata una visione capace di tradurre la teoria in pratica? Le criticità si trascinano nel tempo, si sedimentano, diventano quasi normalità: servizi carenti, programmazione assente, occasioni mancate. E così Marsala appare come una città irrisolta, dove tutto sembra sempre sul punto di cambiare, ma nulla cambia davvero.
Anche questa ultima campagna elettorale ripresenta lo stesso schema: punti di forza nei vari schieramenti, punti di debolezza e tanti ovunque.
Spaccature e geometrie variabili
Non solo Marsala, con ProgettiAmo Marsala che non ha seguito le sigle del centrodestra, non solo l’UDC che ha deciso di rimanere accanto a Grillo, spaccando quindi il centrodestra, ma anche altrove si registrano le stesse condizioni.
Nel catanese, ad esempio, il candidato di Fratelli d’Italia, Edmondo Pappalardo, verrà appoggiato da un esponente del PD che siede in Consiglio comunale. Al contrario, esponenti meloniani, sempre nel catanese, hanno deciso di appoggiare il sindaco uscente dem.
Schemi che si ripetono in quasi tutte le città chiamate al voto.
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