Trapani, la città delle contraddizioni: tra targhe, parcheggi e ruote
A Trapani il colonnello Romey è morto due volte. La prima nella Storia. La seconda nella toponomastica.
Fu allora che accadde l’irreparabile: una “y” cadde come una foglia secca. Come certe notifiche del protocollo generale del Comune, che ogni tanto si dimentica di inoltrare gli atti al presidente del consiglio comunale. E il vecchio ufficiale si ritrovò trasformato in Romeo.
Non più colonnello, non più memoria militare, ma eroe shakespeariano catapultato nel grande teatro urbanistico trapanese.
E come ogni Romeo degno di questo nome, anche lui cominciò a vagare sotto un balcone. Solo che non era quello di Giulietta a Verona, ma quello di Palazzo D'Alì, da cui ogni tanto si affacciavano assessori, esperti di mobilità sostenibile e visioni strategiche, annunciando rivoluzioni urbane con la stessa enfasi con cui si annunciò l’apparizione di S. Alberto durante la peste.
Romeo-Romey alzava lo sguardo verso quel balcone istituzionale mentre sotto di lui la città si contorceva in una tragicommedia permanente, se solo Shakespeare avesse avuto il coraggio di ambientarne una nel piano urbano trapanese.
Si narrava che la città stesse cambiando volto. Le automobili dovevano diminuire. Gli stalli sparire. Le biciclette moltiplicarsi, come i pani ed i pesci. La BRT era come una creatura mitologica: metà tram di Lisbona, metà metropolitana di Tokyo, con un lieve accento siculo.
Fu allora che Romeo- Romey comprese il grande paradosso trapanese.
Per costruire una città senza macchine occorrevano sempre più soldi presi dalle macchine. Togli il parcheggio, aumenta il parcheggio.
Un meccanismo perfetto, quasi barocco. Si toglievano stalli per scoraggiare l’uso dell’auto privata. Però, diminuendo gli stalli, diminuivano anche gli incassi. E allora occorreva aumentare le tariffe degli stalli rimasti. Specialmente quelli di Piazza Vittorio Emanuele.
Il parcheggio lì nacque nel 2018 come presidio sociale: dieci centesimi l’ora per contrastare i parcheggiatori abusivi che amministravano la sosta con più presenza territoriale di certe partecipate. Una tariffa simbolica, quasi pedagogica. Una monetina per comprare legalità e restituire ordine al centro.
Dieci centesimi. Poi venti. Poi cinquanta. Poi settanta. E ora l’approdo finale della maturità fiscale: un euro l’ora nei mesi estivi, domeniche e festivi compresi, con la grazia economica di un casello autostradale piazzato nel salotto urbano della città.
Il parcheggio sociale è diventato improvvisamente un latifondo, in cui le amministrazioni scoprono nei parcheggi il più elegante degli strumenti tributari.
Perché il parcheggio è geniale: non si chiama tassa, non provoca rivolte, non produce barricate. È una flebo lenta e continua infilata direttamente nel portafoglio cittadino, ma col flusso contrario. Gli stalli che diminuiscono. Gli abbonamenti che evaporano. Gli introiti che calano mentre le spese lievitano. Le partecipate da sostenere. Le grandi opere da raccontare. Le indennità aumentate. Le rivoluzioni urbanistiche da finanziare.
Intanto Trapani scivolava lentamente dentro un realismo sempre più surreale.
Come la pulitrice meccanica inghiottita dall’asfalto in viale delle Sirene il primo maggio: una vendetta geologica contro la manutenzione rimandata. Romeo- Romey assistette alla scena in silenzio. E gli sembrò il gesto più sincero mai compiuto dalla città: Trapani che divorava letteralmente i propri strumenti di decoro.
E fu lì che il colonnello comprese definitivamente che la città aveva bisogno esattamente di quello: delle giostre.
Perchè nel frattempo, stava disvelandosi un arcano. Una società privata, la “Siciliana eventi e divertimenti srl”, aveva presentato un’istanza di installazione e patrocinio il 7 maggio del 2026. Il 12 fu subito fatto l’atto di indirizzo per manifestazione d’interesse all’uopo, ed il 13 maggio non apparve Maria, ma il bando. Quello, giusto giusto, per individuare una ditta disponibile a montare la ruota delle meraviglie.
Tutto rapido, velocissimo, con una celerità amministrativa mai vista prima: forse solo per le celebrazione del Green Valley Pop festival dai nefasti trascorsi. Una celerità che potrebbe trasformare Trapani in Singapore entro ferragosto, se fosse applicata a tutto.
Romeo- Romey guardava il mare e pensava che Trapani fosse diventata una gigantesca scenografia elisabettiana.
La BRT prometteva futuro. Le piste ciclabili sbiadivano insieme agli stalli che sparivano. Le tariffe aumentavano. Le targhe cambiavano nome ai morti.
Romeo-Romey allora sorrise amaramente. E ringraziò il cielo di essere stato seppellito a Messina e non nel deposito del cimitero di Trapani.
Aveva finalmente capito il destino della città.
Trapani non voleva davvero diventare moderna. Trapani voleva soltanto sembrare eternamente in procinto di diventarlo.
E così il vecchio colonnello, ormai trasformato definitivamente in eroe shakespeariano, scomparve lentamente dentro Piazza Vittorio Emanuele mentre i parchimetri lampeggiavano come piccole casse automatiche della coscienza urbana.
Da qualche parte, sopra il balcone di Palazzo D’Alì, qualcuno annunciava un nuovo piano strategico.
Qualcun altro, dall’altro fronte della barricata, evocava sfiducie, epurazioni e ostracismi.
Sotto, un automobilista cercava disperatamente un posto libero.
E in quella distanza tra l’illusione e la realtà si consumava, ancora una volta, tutta la commedia infinita della città.
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