Trapani, sfiducia a Tranchida: Mazzeo scopre le carte e l'opposizione rischia tutto
Per mesi la mozione di sfiducia contro Giacomo Tranchida è stata come l'Araba Fenice della politica trapanese: tutti ne parlavano, nessuno l'ha ancora mai vista. Giovedì sera, però, durante il Consiglio comunale, Alberto Mazzeo le ha dato una data di nascita. Entro luglio, ha annunciato il presidente dell'Aula, arriverà la mozione per mandare a casa il sindaco.
E proprio qui sta il paradosso.
Perché la sfiducia è probabilmente l'arma politica più utile all'opposizione. Ma potrebbe non essere quella più conveniente.
La seduta di giovedì 11 giugno è iniziata sull'onda della tensione che ormai da mesi accompagna i lavori del Consiglio comunale.
La questione delle decadenze ha monopolizzato ancora una volta il dibattito e, all'ennesima provocazione della consigliera di maggioranza Angela Grignano, Mazzeo ha risposto con quella che, fino a poche ore prima, sembrava soltanto una minaccia politica sospesa nell'aria: entro luglio verrà presentata la mozione di sfiducia contro Tranchida.
Una frase che cade come una clava su Palazzo Cavarretta.
Perché la sfiducia non nasce ieri sera. È il grande tormentone della politica trapanese da quasi un anno.
Fu Valerio Antonini, nell'estate del 2025, a indicarla per primo come possibile epilogo dell'esperienza amministrativa di Tranchida.
Da allora è diventata una sorta di ritornello permanente. È stata evocata, annunciata, promessa. Sempre imminente. Mai presentata.
Nel frattempo l'opposizione ha imboccato un'altra strada: quella delle decadenze.
Una battaglia lunga, tecnica, estenuante. Una battaglia che può cambiare la composizione del Consiglio comunale ma che, da sola, non produce alcun effetto sul sindaco. Perché le decadenze colpiscono i consiglieri. La sfiducia colpisce il sindaco. E colpisce anche tutti gli altri.
Perché una mozione approvata manda a casa contemporaneamente il primo cittadino, la giunta e l'intero Consiglio comunale, aprendo la strada al commissariamento dell'ente fino alle successive elezioni. Cioè primavera 2027.
Ecco perché la sfiducia è qualcosa di più di una procedura amministrativa.
È stata, per mesi, una narrazione politica. Il punto di caduta di ogni polemica. L'orizzonte comune attorno al quale si sono tenuti insieme consiglieri che, su molte altre questioni, non sempre condividono percorsi e prospettive.
Oggi però qualcosa è cambiato.
Se fino a pochi mesi fa la sfiducia sembrava poco più di una suggestione, adesso i numeri – 10 firme per la presentazioni e 15 voti in aula - non appaiono più fantascienza.
L'opposizione è cresciuta. Ai dieci consiglieri originari si sono aggiunti Alberto Mazzeo, Giovanni Carpinteri e Claudia La Barbera. Poi c'è Franco Briale, formalmente indipendente, ma ormai politicamente sempre più distante dalla maggioranza. I numeri per presentare la mozione ci sono abbondantemente. Quelli per approvarla restano più complessi, ma non più irraggiungibili.
All'orizzonte c'è anche il rientro di Annalisa Bianco, una volta cessati gli effetti della sospensione prevista dalla legge Severino il 18 giugno prossimo. Un tassello che potrebbe rendere ancora più concreto uno scenario che fino a poco tempo fa appariva improbabile e che porta a 15 voti, tondi tondi.
Ed è probabilmente questa la ragione per cui Mazzeo ha deciso di uscire allo scoperto.
C'è poi un altro aspetto che rende l'annuncio di giovedì sera particolarmente significativo.
A pronunciarlo non è stato un consigliere comunale di opposizione. Non è stato il capogruppo di una forza politica. Non è stato uno dei protagonisti storici del fronte anti-Tranchida.
A pronunciarlo è stato il presidente del Consiglio comunale.
E qui il piano politico si intreccia inevitabilmente con quello istituzionale.
Perché Alberto Mazzeo non è un consigliere qualsiasi. È il presidente dell'Aula, il garante del corretto funzionamento dei lavori consiliari, il custode di un'istituzione che appartiene a tutti i cittadini trapanesi, indipendentemente dalle loro appartenenze politiche.
Per questo motivo l'annuncio della futura presentazione di una mozione di sfiducia nei confronti del sindaco produce un effetto che va oltre il merito politico della questione. Soprattutto quando viene accompagnato dalla dichiarazione di volerla preparare personalmente, un'espressione che può significare molte cose — dalla semplice stesura del testo alla ricerca delle adesioni necessarie — ma che contribuisce comunque a rafforzare l'immagine di un presidente sempre più coinvolto nella battaglia politica. Una dichiarazione che, inevitabilmente, alimenta le critiche di chi da tempo contesta la piena terzietà della presidenza, che la maggioranza denuncia da tempo.
E che trova alimento anche nelle polemiche quotidiane che accompagnano i lavori del Consiglio.
Basta seguire le dirette streaming delle sedute per comprendere come il tema della terzietà della presidenza sia diventato uno dei terreni principali dello scontro politico. Da una parte le contestazioni rivolte alla consigliera Angela Grignano per interventi o atteggiamenti ritenuti non conformi ai lavori d'Aula; dall'altra espressioni ben più dure rivolte al sindaco che passano senza particolari conseguenze.
Sullo sfondo, la gestione della delicatissima vicenda delle decadenze e un clima consiliare nel quale riferimenti personali e allusioni reciproche sono ormai diventati parte della quotidianità politica.
Nulla che dimostri di per sé una violazione delle prerogative della presidenza. Ma abbastanza da alimentare, agli occhi degli avversari politici di Mazzeo, il dubbio che il confine tra ruolo istituzionale e iniziativa politica sia diventato sempre più sottile.
Ma proprio nel momento in cui la sfiducia diventa possibile emerge la sua più grande contraddizione.
La domanda non è più se l'opposizione abbia i numeri. La domanda è se abbia davvero interesse a utilizzarli.
Perché finché la sfiducia resta una prospettiva, esercita una pressione costante sull'amministrazione. Tiene compatto il fronte anti-Tranchida. Consente di tenere aperta una partita permanente.
Quando invece viene presentata, calendarizzata e votata, tutto cambia.
È il momento dello showdown.
Nel poker è la fase finale della partita, quella in cui non contano più le parole, i bluff o le puntate. I giocatori scoprono le carte e i rapporti di forza diventano finalmente visibili a tutti.
Per mesi la politica trapanese ha vissuto soprattutto di dichiarazioni, retroscena, dirette social e conteggi più o meno attendibili. La sfiducia è stata evocata come una possibilità concreta, ma è rimasta confinata nel territorio delle intenzioni.
Presentarla significherebbe invece costringere tutti a scoprire le carte.
Chi sostiene davvero la caduta del sindaco. Chi è disposto a votarla. Chi preferisce continuare a usarla come strumento di pressione politica. Chi, invece, davanti alla prospettiva di mandare a casa l'intero Consiglio comunale, potrebbe scegliere una strada diversa.
Perché una mozione di sfiducia non è una dichiarazione di intenti.
È uno showdown, dove non contano più le dichiarazioni. Contano le conseguenze.
Lo ha spiegato con una certa chiarezza anche Nicola Lamia, esponente di Fratelli d'Italia, intervenendo sui social per ricordare alcuni aspetti spesso trascurati del dibattito. Una mozione respinta non è una semplice sconfitta politica: rischia di precludere ulteriori tentativi di sfiducia per il resto della legislatura. E soprattutto certifica pubblicamente i rapporti di forza reali dentro l'Aula.
Lamia sostiene che questi numeri non ci siano. Ma introduce il tema che nessuno affronta apertamente.
La fine anticipata della consiliatura non rappresenta una prospettiva allettante per nessuno.
A ciò si aggiunge un elemento raramente affrontato pubblicamente: non tutti i consiglieri hanno un interesse immediato a interrompere anticipatamente la legislatura. Per alcuni significherebbe rinunciare a un ruolo istituzionale che, in una fase politica particolarmente fluida, continua a rappresentare uno spazio di visibilità e di peso negoziale.
Un commissario straordinario non appartiene né alla maggioranza né all'opposizione. Non produce consenso. Non offre visibilità politica. Non alimenta lo scontro quotidiano che da anni rappresenta il principale terreno di confronto tra i due schieramenti. Ed il grande palcoscenico di Palazzo Cavarretta resterebbe incalcato per quasi un anno.
In altre parole: la sfiducia è l'unica arma che, una volta sparata, rischia di colpire contemporaneamente bersaglio e tiratore.
Nel frattempo, Tranchida continua a osservare la vicenda dalla propria prospettiva. Il sindaco sostiene da mesi che attorno all'amministrazione si sia sviluppata una pressione politica anomala. Parla di interessi esterni, di dossieraggi, di un clima che definisce avvelenato e di un gruppo organizzato che, attraverso la vicenda delle decadenze, avrebbe tentato di tenere sotto scacco il Consiglio comunale. Sono accuse pesanti che appartengono alla lettura politica del primo cittadino e che contribuiscono a spiegare il livello dello scontro.
Ma c’è un altro dato interessante.
Più la maggioranza contesta la terzietà di Mazzeo. Più Tranchida parla di condizionamenti e pressioni. Più Giuseppe Guaiana denuncia il rischio di colpire un intero corpo politico attraverso la questione delle decadenze. Più il presidente del Consiglio sembra rafforzarsi.
Come Anteo, il gigante della mitologia greca che traeva forza da ogni caduta.
Eppure il mito contiene anche una lezione.
Anteo era invincibile finché restava con i piedi ben piantati a terra. Ercole riuscì a batterlo soltanto quando lo costrinse a staccarsi dal terreno che gli dava forza.
Per mesi la sfiducia è stata il terreno sul quale l'opposizione ha costruito il proprio racconto politico.
Adesso, però, Alberto Mazzeo ha annunciato che quella resa dei conti arriverà davvero.
Ed è qui che il mito cambia.
Perché Anteo era invincibile finché restava con i piedi ben piantati a terra. Ercole capì che non avrebbe mai potuto sconfiggerlo combattendo secondo le regole del gigante. Così fece una cosa semplicissima: lo sollevò da terra e Anteo perse la sua forza.
Nella politica trapanese, però, Ercole potrebbe non essere Tranchida, ma la stessa opposizione.
Perché nel momento in cui la mozione di sfiducia verrà davvero presentata, il fronte anti-sindaco sarà costretto a fare ciò che finora ha potuto evitare: abbandonare il terreno rassicurante degli annunci, delle prospettive e delle minacce politiche per misurarsi con la realtà dei numeri e delle conseguenze.
E allora si scoprirà se la sfiducia era un obiettivo politico o semplicemente il racconto che teneva insieme chi voleva raggiungerlo.
Perché a volte il modo più efficace per sconfiggere Anteo non è colpirlo.
È costringerlo a staccarsi dal terreno che lo rende forte.
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