La domanda è sempre la stessa: che fine ha fatto la Commissione d'inchiesta sull'emergenza idrica di Trapani?
Da giorni il Comitato cittadino spontaneo "L'acqua è un diritto di tutti" attende una risposta.
Una richiesta indirizzata alla Commissione istituita dal Consiglio comunale per fare luce sulla gestione della crisi che tra il 2024 e il 2025 ha lasciato migliaia di trapanesi tra autobotti, turnazioni e rubinetti a secco.
La risposta, però, non è arrivata dalla Commissione.
È arrivato invece un invito del Partito Democratico di Trapani a partecipare a un incontro nella sede del partito, alla presenza del sindaco Giacomo Tranchida e dell'assessore competente. Un invito che il Comitato ha deciso di respingere pubblicamente.
La scena che si è venuta a creare racconta bene il momento che attraversa la città.
Da una parte, cittadini che chiedono di conoscere a che punto siano le indagini della Commissione.
Dall'altra, il confronto che rischia di spostarsi dal piano istituzionale a quello politico.
Nella nota diffusa dal Comitato il punto viene messo subito in chiaro: la richiesta non era stata rivolta a un partito, ma alla Commissione d'inchiesta.
Per questo motivo i cittadini spiegano di non comprendere come una proposta di confronto avanzata da una forza politica possa essere considerata una risposta alla loro istanza.
Ma è soprattutto il luogo scelto per il confronto a essere contestato.
Mentre l'emergenza idrica continua a rappresentare una delle ferite più profonde degli ultimi anni per Trapani, il Comitato sostiene che il dibattito debba svolgersi nelle sedi istituzionali: Palazzo Cavarretta, le commissioni consiliari, il Comune. Non una sede di partito.
"Forse ingenuamente", scrivono i componenti del Comitato, "riteniamo che il sindaco e gli assessori siano rappresentanti dell'intera comunità e che il luogo naturale del confronto debba essere la casa comune dei cittadini".
C'è poi un altro elemento che pesa nella decisione.
Nei mesi scorsi il Comitato aveva contestato la presenza dell'ex assessore al servizio idrico Vincenzo Guaiana all'interno della Commissione chiamata a fare chiarezza anche sulle scelte compiute durante il periodo della sua gestione.
Accettare oggi un confronto politico con soggetti che potrebbero essere coinvolti nelle verifiche richieste, sostengono i cittadini, significherebbe cadere nella stessa sovrapposizione che hanno già criticato.
La vicenda si inserisce in una stagione che a Trapani non si è ancora chiusa.
Nell'estate del 2024 la città era diventata uno dei simboli della crisi idrica siciliana. Quartieri senz'acqua per giorni, famiglie costrette a riempire cisterne e secchi, autobotti prese d'assalto e proteste sempre più frequenti.
Una situazione che aveva spinto il Consiglio comunale, nell'agosto del 2025, a votare all'unanimità la nascita di una Commissione speciale d'indagine - per la quale i componenti non percepiranno né gettoni né rimborsi e le cui sedute si devono tenere in orari tali da non generare indennità sostitutive - chiamata a ricostruire responsabilità, scelte amministrative e criticità del sistema idrico.
Da allora, la Commissione si è riunita 5 volte insediamento ed elezione del presidente compreso, mentre il dibattito politico si è progressivamente acceso.
Negli ultimi mesi l'amministrazione Tranchida ha sostenuto che la fase più critica sia stata superata grazie agli investimenti sulla rete e all'incremento delle risorse idriche disponibili. Una lettura contestata sia dalle opposizioni sia da numerosi cittadini che continuano a segnalare disservizi e problemi di distribuzione.
È in questo clima che il Comitato torna a chiedere conto del lavoro svolto.
La richiesta resta ferma dov'era stata depositata: sul tavolo della Commissione d'inchiesta.
Perché mentre la politica continua a discutere dell'emergenza idrica, la domanda che arriva dalla città resta ancora senza una risposta pubblica: che cosa è emerso finora dall'indagine che avrebbe dovuto fare luce sulla più grave crisi idrica vissuta da Trapani negli ultimi decenni?