MaB Unesco, il dossier delle saline trapanesi va a Parigi. Il porto, invece, punta ad altro
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La candidatura delle “Saline di Sicilia” a Riserva della Biosfera MaB UNESCO supera il passaggio nazionale e si prepara ad andare a Parigi. Dopo mesi di polemiche, scontri sul porto, dubbi sui vincoli e richieste di maggiore partecipazione, il dossier ha ottenuto il via libera della Commissione tecnica nazionale.
Nelle scorse settimane si è aggiunta anche l'adesione formale di Marsala. Ma le fratture della primavera non sono scomparse: il mondo portuale, che si è opposto all'inclusione dello scalo nel perimetro MaB, guarda invece con entusiasmo alla candidatura di Trapani a Capitale italiana del Mare 2027. Due progetti diversi e due modi, almeno in parte, differenti di immaginare il rapporto tra territorio, ambiente e sviluppo.
Alla fine, dunque, il dossier MaB non si è arenato.
Ieri, 9 settembre, a Roma, nella sede del Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, la Commissione tecnica nazionale italiana per il MaB UNESCO ha esaminato la candidatura delle “Saline di Sicilia”. Giuseppe Pace, coordinatore del Comitato promotore, Diego Carpitella, segretario generale della Camera di Commercio di Trapani, e Francesco Picciotto, dirigente del servizio Aree naturali dell'assessorato regionale al Territorio, hanno presentato il dossier definitivo.
La Commissione ha dato il via libera, riconoscendo, secondo quanto riferito dal Comitato promotore, l'unicità e la solidità della proposta e sottoscrivendo la documentazione nella parte di propria competenza.
Adesso rimane l'ultimo passaggio italiano: completare la versione inglese, stamparla, raccogliere le firme dei componenti del Comitato promotore e inviare tutto entro la fine di settembre alla sede operativa del MaB UNESCO a Parigi.
Da quel momento la decisione finale sarà internazionale.
Cos'è il MaB UNESCO
Il MaB – Man and the Biosphere – è il programma scientifico intergovernativo avviato dall'UNESCO nel 1971 per costruire un rapporto equilibrato tra uomo e ambiente.
Le Riserve della Biosfera non funzionano come le tradizionali aree naturali integralmente protette. L'obiettivo è sperimentare modelli nei quali conservazione della biodiversità, attività economiche, ricerca, turismo e sviluppo delle comunità locali possano convivere.
Ed è stato proprio questo principio, apparentemente semplice, a diventare il terreno dello scontro trapanese: dove finisce la valorizzazione e dove comincia il rischio di nuovi condizionamenti per le attività economiche?
Un ecosistema costruito dall'uomo
L'ambizione della candidatura è notevole.
Se approvata definitivamente, l'area delle saline tra Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi diventerebbe, secondo i promotori, la prima zona umida costiera costruita dall'uomo a ottenere il riconoscimento di Riserva della Biosfera.
Ed è questa la particolarità del progetto.
Le saline non sono un ambiente naturale dal quale l'uomo è rimasto fuori. Sono un paesaggio costruito nei secoli proprio attraverso il lavoro umano. La produzione del sale ha modellato vasche, canali ed equilibri idraulici e ha contribuito alla formazione di habitat che oggi ospitano una biodiversità di valore internazionale.
Il principio alla base del programma MaB – Man and the Biosphere – è esattamente questo: provare a tenere insieme uomo e natura, attività economiche e conservazione.
Ed è proprio sul significato concreto di questo equilibrio che a Trapani si è combattuta, durante la primavera, una delle più accese battaglie politico-istituzionali degli ultimi mesi.
La primavera dello scontro
La candidatura, però, ha attraversato una primavera di scontri e polemiche che ha rischiato seriamente di far saltare il percorso. Il fronte più duro è stato quello del porto di Trapani: operatori e Autorità di Sistema Portuale hanno contestato soprattutto il mancato coinvolgimento iniziale e temuto che l'inserimento dello scalo nella “transition area”, pur senza nuovi vincoli formali, potesse produrre effetti indiretti su dragaggi, waterfront, nuove banchine, autorizzazioni e sviluppo futuro. Anche i produttori di sale, pur favorevoli al riconoscimento, hanno chiesto di essere “protagonisti, non spettatori”, mentre ordini professionali, categorie economiche e comitati civici hanno reclamato maggiore trasparenza e partecipazione. La frattura è arrivata dentro le stesse istituzioni: il presidente del Libero Consorzio Salvatore Quinci ha riconosciuto che le critiche avevano basi concrete e che il Comitato promotore doveva cambiare strategia; a Trapani il presidente del Consiglio comunale Alberto Mazzeo ha denunciato l'esclusione dell'assemblea cittadina dalle decisioni, mentre il sindaco Giacomo Tranchida ha continuato a sostenere il MaB chiedendo però un nuovo percorso condiviso. La mediazione è arrivata con l'esclusione del porto dal perimetro e con l'apertura di nuovi tavoli con gli stakeholder: il dossier è sopravvissuto, ma la crisi ha lasciato una lezione evidente, tanto che partecipazione e coinvolgimento del territorio sono diventati da allora uno dei punti centrali della candidatura.
Ad agosto arriva anche Marsala
Nelle scorse settimane si è aggiunto un altro tassello importante.
Con la deliberazione n. 341 del 20 agosto, la Giunta di Marsala ha manifestato formalmente il proprio interesse, in questa fase non vincolante, a essere compresa nell'area oggetto di studio della candidatura. Il Comune ha preso atto del lavoro svolto dal Comitato promotore e delle linee guida per la prosecuzione dell'iter.
Marsala è tutt'altro che una presenza marginale nel progetto: lo Stagnone e il suo sistema di saline rappresentano uno dei poli ambientali, paesaggistici e produttivi fondamentali dell'intera candidatura.
Anche l'amministrazione marsalese, però, ha sentito la necessità di specificare espressamente che l'adesione non determina nuovi vincoli urbanistici, edilizi, ambientali o regolamentari e non modifica le normali procedure autorizzative.
È difficile non leggere questa precisazione alla luce di quanto accaduto nei mesi precedenti a Trapani.
La lunga battaglia sui vincoli ha lasciato il segno.
Marsala ha inoltre indicato come condizione del percorso il coinvolgimento di operatori economici, agricoltori, salicoltori, associazioni, scuole, università, giovani e cittadini. Anche qui ritorna la parola che ha accompagnato tutta la crisi del MaB: partecipazione.
Il porto resta fuori. Ma dice sì alla Capitale del Mare
Ed è qui che arriva l'altro elemento interessante di queste settimane.
Mentre la candidatura delle Saline riparte verso Parigi senza il porto, Trapani ha lanciato un'altra candidatura: Capitale italiana del Mare 2027, attraverso il progetto “Trapani 2027 – La città generata dal mare”.
Il Comune sta costruendo il dossier attraverso cinque direttrici strategiche e ha invitato enti, associazioni e organizzazioni a presentare proposte entro il 17 settembre. Il progetto mette insieme porto, saline, pesca, ambiente, cultura, waterfront ed economia marittima.
E questa volta il fronte portuale dice sì.
Gli stessi operatori che si sono opposti all'inclusione dello scalo nel MaB accolgono infatti con grande favore la candidatura a Capitale italiana del Mare.
Gaspare Panfalone, presidente della Riccardo Sanges & C. e delegato Assiterminal, considera il progetto coerente con l'iniziativa lanciata dal mondo portuale per organizzare a Trapani un grande appuntamento nazionale sul futuro dello scalo.
Attorno a questa seconda prospettiva si è già costruito un fronte istituzionale che comprende Autorità di Sistema Portuale, Libero Consorzio e Camera di Commercio.
Una contraddizione? Non proprio
A prima vista potrebbe sembrare un paradosso: il porto contrario al MaB e favorevole alla Capitale del Mare.
In realtà è probabilmente questo il passaggio che permette di capire meglio la natura dello scontro degli ultimi mesi.
Il mondo portuale non si è opposto alla valorizzazione del territorio attraverso riconoscimenti nazionali o internazionali. E non ha contestato in linea di principio sostenibilità e tutela ambientale.
Ha contestato l'inserimento dello scalo dentro un progetto ambientale del quale non si sentiva parte fin dall'origine e rispetto al quale temeva possibili conseguenze sulla libertà di sviluppo infrastrutturale.
Nella candidatura a Capitale italiana del Mare accade l'opposto: il porto è uno degli elementi centrali del progetto.
Si parla di logistica, waterfront, blue economy, nuove banchine, crocierismo, eolico offshore, oil & gas e ruolo strategico di Trapani nel Canale di Sicilia e nel Mediterraneo. Gli operatori si considerano, quindi, protagonisti e non soggetti chiamati successivamente ad aderire a una cornice già costruita.
Cambia il progetto. Ma cambia soprattutto il metodo.
Due candidature e due idee che dovranno convivere
Trapani si trova così davanti a una situazione particolare.
Da una parte c'è il progetto “Saline di Sicilia”, che prova a portare a livello internazionale un ecosistema costruito nei secoli dall'incontro tra uomo, produzione del sale e natura.
Dall'altra c'è “Trapani 2027 – La città generata dal mare”, che mette al centro la vocazione marittima della città e considera porto, logistica, energia e blue economy leve strategiche per il futuro.
Il porto è uscito dal primo progetto e sostiene con convinzione il secondo.
Eppure le due candidature non sono necessariamente alternative. Anzi, potrebbero rappresentare due facce dello stesso territorio: conservazione e produzione, saline e banchine, biodiversità e infrastrutture.
Persino il bando nazionale per la Capitale italiana del Mare mette insieme cultura del mare, economia marittima, biodiversità e uso sostenibile delle risorse. Per la città vincitrice è previsto un contributo di un milione di euro e le candidature devono essere presentate entro il 30 settembre.
La vera questione è quindi capire se Trapani riuscirà a fare quello che durante la tormentata primavera del MaB è risultato così difficile: mettere allo stesso tavolo interessi differenti prima che diventino contrapposti.
«Accogliamo con grande soddisfazione questo importante passo avanti nella candidatura delle Saline di Sicilia a Riserva della Biosfera MaB Unesco. Si tratta di un percorso che può dare ulteriore valore a un patrimonio ambientale e produttivo unico. Ci auguriamo che da Parigi possa arrivare il via libera definitivo. Il mio governo continuerà a sostenere con convinzione questa iniziativa e a fare la propria parte perché questo obiettivo possa essere raggiunto». Lo dichiara il presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani.
«Ho seguito con grande convinzione, passo dopo passo – spiega l’assessore al Territorio e all’ambiente, Giusi Savarino – la candidatura delle Saline di Sicilia. Un percorso condiviso con i promotori dell’iniziativa e con l’intero territorio. L’ammissione al programma MaB rappresenterebbe non solo un importante riconoscimento per la Sicilia ma anche per l’Italia intera, dato che sarebbe la prima zona umida costiera realizzata dall’uomo a essere tutelata dall’Unesco. Sono molto orgogliosa di questa candidatura».
Adesso si va a Parigi
Intanto una certezza c'è.
La candidatura MaB “Saline di Sicilia” ha superato il passaggio nazionale.
Il Comitato promotore – Regione Siciliana, Camera di Commercio, Libero Consorzio, Comuni di Trapani, Marsala, Paceco e Misiliscemi e WWF – completerà nelle prossime settimane la documentazione in inglese e la invierà a Parigi.
Dopo mesi in cui sembrava che il dossier potesse fermarsi prima ancora di arrivare all'UNESCO, è un risultato politico e amministrativo non secondario.
Ma le scorie rimangono.
Resta la frattura con il porto. Restano le richieste dei salinai. Restano le contestazioni sul metodo e sulla partecipazione. E rimane aperto il tema della futura gestione, che diventerà ancora più importante qualora Parigi dovesse dare il via libera definitivo.
Il MaB, insomma, va avanti.
E contemporaneamente Trapani prova a diventare Capitale italiana del Mare.
Due candidature, due percorsi e una stessa sfida: dimostrare che ambiente, mare, lavoro e sviluppo non debbano necessariamente contendersi lo stesso territorio, ma possano diventare parti di una strategia comune.
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