MaB Unesco, Tranchida: “Fuori il porto commerciale, dentro il porto peschereccio”. Ma la mappa conferma che ...
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Non tutto il porto di Trapani è fuori dalla candidatura MaB Unesco delle Saline di Sicilia.
Dopo mesi di polemiche, richieste di chiarimento e una mediazione politica costruita attorno all’idea di escludere lo scalo dal perimetro, adesso emerge con maggiore precisione cosa contiene davvero la planimetria che accompagna il dossier destinato a Parigi.
A fare chiarezza è stato il sindaco di Trapani, Giacomo Tranchida, che ha spiegato la parte commerciale del porto e la zona industriale non sono comprese, mentre rientra nel perimetro lo specchio d’acqua del porto peschereccio, anche in relazione al sistema della Colombaia e del Lazzaretto.
Ed è proprio la tavola allegata al dossier a confermare questo punto: la parte nord-ovest dell’area portuale, affacciata sul fronte urbano e sul porto peschereccio, rientra effettivamente nei confini della candidatura, mentre restano fuori le aree più direttamente legate alle funzioni commerciali e industriali dello scalo.
Cosa dice Tranchida
Tranchida spiega che il tracciato definito dalla Camera di Commercio e trasmesso all’Autorità di sistema portuale non comprende il porto commerciale né la zona industriale, mentre include lo specchio d’acqua del porto peschereccio.
Secondo la sua ricostruzione, la planimetria definitiva sarebbe stata trasmessa nei mesi scorsi all’Autorità portuale e non sarebbero arrivate osservazioni ulteriori.
È un passaggio importante, perché nei mesi di aprile e maggio proprio il porto aveva guidato il fronte più critico contro la candidatura, temendo che l’inclusione dello scalo dentro il MaB potesse produrre effetti indiretti su infrastrutture, dragaggi, nuove banchine e sviluppo futuro.
La mappa: il porto non è tutto uguale
La tavola che sarà allegata al dossier aiuta a capire meglio la situazione.
Nella zonazione MaB compaiono tre livelli:
- core area in rosso, cioè le aree centrali di maggiore tutela;
- buffer area in verde, cioè le zone cuscinetto;
- transition area in viola, cioè l’area più ampia nella quale possono convivere città, attività umane, funzioni economiche e sviluppo sostenibile.
Nel caso di Trapani, le aree rosse e verdi insistono soprattutto sul sistema delle saline a sud della città.
Ma la transition area viola sale e ingloba un’ampia porzione del fronte urbano e costiero, arrivando fino alla parte nord-occidentale del porto. È qui che si colloca il nodo: non il porto commerciale in senso stretto, ma una parte dell’ambito portuale sì, dentro il perimetro ci resta.
Quindi la formula politica usata nei mesi scorsi – “il porto è stato escluso” – va letta con maggiore precisione: è stato escluso il cuore commerciale e industriale dello scalo, non ogni porzione del sistema portuale.

Il compromesso della primavera
La distinzione non è secondaria, perché proprio su questo punto si era consumata la lunga controversia della primavera.
Gli operatori portuali, guidati da Gaspare Panfalone, avevano riconosciuto il valore della candidatura delle saline ma contestato con forza l’inclusione del porto dentro il progetto. Il timore era quello di una “mummificazione” dello scalo, cioè di un irrigidimento progressivo delle procedure e di un possibile freno alle prospettive di sviluppo.
Da quella contestazione nacque il confronto a Palermo del 15 maggio, convocato dalla presidente dell’Autorità di sistema portuale Annalisa Tardino. Fu in quel passaggio che il presidente della Camera di Commercio Giuseppe Pace propose lo stralcio del porto e della zona industriale, aprendo la strada alla mediazione.
Oggi, con la planimetria sotto gli occhi, si capisce meglio in cosa sia consistita quella mediazione: fuori le aree commerciali e industriali, dentro una parte del bordo portuale e del porto peschereccio.
Il sindaco: “Nessun nuovo vincolo”
Tranchida affronta anche un altro tema molto sentito da professionisti e operatori economici: il rischio che il riconoscimento MaB produca ulteriori vincoli, soprattutto nel centro storico e nelle pratiche edilizie.
La risposta del sindaco è netta: “Assolutamente no”.
Secondo Tranchida, il MaB non inserisce nuovi vincoli; restano quelli già esistenti, e restano naturalmente le competenze ordinarie della Soprintendenza e degli altri enti già previsti dalla normativa. In sostanza, per il sindaco si starebbero agitando timori superiori alla portata reale del riconoscimento.
È la stessa linea che il Comune di Trapani aveva già messo nero su bianco con la delibera di Giunta del 3 giugno: adesione alla candidatura, ma con l’esplicita precisazione che il MaB non può trasformarsi automaticamente in un nuovo livello di blocco amministrativo.
Il nodo politico resta
L’intervento di Tranchida chiarisce quindi un aspetto essenziale, ma non chiude del tutto la questione.
Perché se è vero che il porto commerciale e la zona industriale sono stati tenuti fuori, è altrettanto vero che una parte del porto, almeno nella sua fascia nord-occidentale e nello specchio d’acqua del porto peschereccio, rimane dentro la candidatura.
Ed è proprio questa distinzione che ora andrebbe esplicitata con chiarezza anche pubblicamente, per evitare che una vicenda già segnata da mesi di polemiche continui a vivere di versioni semplificate o parziali.
Il dossier, intanto, va avanti. Dopo il via libera del Ministero dell’Ambiente, la candidatura delle Saline di Sicilia prosegue verso Parigi.
Ma anche in questa fase finale resta una domanda molto concreta: quale perimetro esatto sarà sottoposto all’Unesco e con quali effetti, simbolici e gestionali, sulle aree che restano incluse?
Per ora una cosa appare certa: il porto commerciale è fuori, ma il porto – tutto il porto – fuori non è.
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