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28/04/2026 06:00:00

Trapani, stretta su piazza Lucatelli: diffide su arredi, piante e rumore. “Così ci fanno chiudere”

Il Comune di Trapani interviene con una doppia diffida che, pur muovendosi formalmente sul terreno del decoro urbano e della tutela della quiete pubblica, di fatto incide direttamente sull’operatività dei locali di piazza Lucatelli, i quali si trovano oggi a dover fronteggiare una richiesta articolata di adeguamenti che riguarda contemporaneamente arredi, illuminazione, verde pubblico, sicurezza e limiti acustici, con la conseguenza che, qualora non venissero rispettate le prescrizioni contenute negli atti firmati dal dirigente del Suap Orazio Amenta, l’amministrazione ha già preannunciato l’attivazione della procedura di rimozione coattiva a spese degli esercenti, determinando così un ulteriore aggravio economico per attività che dichiarano di essere già sotto pressione. 

 

L’intervento arriva dopo un sopralluogo congiunto che, secondo quanto ricostruito, ha coinvolto circa dodici tecnici tra Polizia Locale, ispettori Asp e uffici comunali, segnando un evidente cambio di passo nei controlli sulla movida, con verifiche tecniche, rilievi sul campo e provvedimenti immediati che riguardano complessivamente cinque locali tra piazza Lucatelli e via Turretta, riconducibili alla ditta Gioeli S.r.l.s., rappresentata da Maria Brugnone, e, per conoscenza – ma secondo gli interessati anche impropriamente – a Paolo Ciotta, proprietario di un locale ancora chiuso. 

 

In questo quadro, che si inserisce in un contesto più ampio di tensioni tra residenti, operatori economici e Comune, emergono posizioni fortemente contrapposte, poiché se da un lato l’ente pubblico richiama la necessità di ristabilire condizioni minime di ordine e sicurezza in uno spazio centrale della città, dall’altro gli esercenti sostengono che tali interventi arrivino in modo tardivo e sproporzionato rispetto a una realtà che, secondo la loro ricostruzione, è stata riqualificata proprio grazie agli investimenti privati, mentre sul piano legale si parla apertamente di “pioggia di controlli anomali”, come sottolinea l’avvocato Francesco Brillante. 

 

È in questo clima che si collocano le dichiarazioni di Maria Brugnone, che evidenziano le ricadute occupazionali della vicenda, quando afferma “Avevo 23 dipendenti, adesso ne ho 6. Questa è la conseguenza della malagestione”, e quelle di Paolo Ciotta, che lega la questione alla gestione amministrativa complessiva, sostenendo “Io mi alzo la mattina per lavorare, non per combattere con queste cose”, delineando così una frattura che non riguarda soltanto singole prescrizioni tecniche, ma l’intero modello di gestione del centro storico.

 

Arredi, verde e “banani”: cosa contesta il Comune

 

La prima diffida, che nasce dal sopralluogo tecnico, si sviluppa attraverso una serie di rilievi puntuali che il Comune elenca in maniera dettagliata e che riguardano, in primo luogo, gli arredi presenti nella piazza, i quali vengono descritti come fatiscenti, insicuri o non conformi alle autorizzazioni rilasciate, con particolare riferimento a botti, pedane, pallet e sedute in legno che, secondo l’amministrazione, sarebbero collocati in modo difforme rispetto a quanto consentito, mentre per tavoli e sedie con componenti metalliche viene evidenziato uno stato di ossidazione e ruggine tale da richiedere un intervento immediato di sostituzione o ripristino. 

 

A questa contestazione si aggiunge quella relativa agli impianti di illuminazione installati dai privati, che il Suap ritiene superflui in presenza della nuova rete pubblica e che quindi dovrebbero essere rimossi, comprese le luci collocate all’interno della fontana ma anche le luci natalizie volanti che gli esercenti avevano installato per illuminare il giardino e creare atmosfera, fissandole a terra tramite finte piante ancorate, elemento che durante il sopralluogo è stato contestato e in parte rimosso. 

 

Un ulteriore capitolo riguarda il verde pubblico, dove vengono segnalati contenitori in plastica, sacchi di juta deteriorati e composizioni ritenute improvvisate, con la richiesta esplicita di rimozione. In questo ambito si inserisce il tema dei cosiddetti “banani” ritenuti indecorosi perché interrati in vasi di plastica, non conformi all'arredo urbano.

 

 

Sempre durante il sopralluogo, è stato inoltre rimosso e portato via un pannello con foglie finte che gli esercenti avevano posizionato per coprire i bidoni dei rifiuti e mitigarne l’impatto visivo nel giardino, intervento che per i gestori rappresentava una soluzione estetica, ma che è stato giudicato non conforme. A completare il quadro interviene la contestazione relativa alla pedana in legno collocata all’ingresso da via Turretta, la quale, essendo posizionata all’interno di un’aiuola e non risultando autorizzata, viene ritenuta potenzialmente pericolosa, con la conseguenza che l’amministrazione ne impone la sostituzione con una struttura conforme alle norme di sicurezza.

 

Rumore e casse: il secondo fronte

 

Accanto al tema del decoro, la seconda diffida affronta la questione dell’inquinamento acustico, che rappresenta uno degli elementi più delicati del confronto tra locali e residenti, poiché il Comune, richiamando i numerosi esposti ricevuti per disturbo della quiete pubblica, impone agli esercenti il rispetto rigoroso delle perizie fonometriche depositate in sede di SCIA, facendo riferimento specifico alle attività denominate “La Giuditta” e “Dorian Gray”, e sottolineando che i limiti dichiarati dovranno essere osservati senza deroghe, con controlli già annunciati e possibili sanzioni in caso di sforamento. 

 

In questo contesto emerge il nodo delle casse audio, perché tra le contestazioni compare la presenza di impianti ritenuti non conformi rispetto a quanto dichiarato nelle perizie fonometriche. In particolare, viene segnalata la presenza di casse in più e, in passato, sono state elevate sanzioni anche per diffusori non orientati completamente verso l’interno del locale, in seguito alle segnalazioni dei residenti per l’aumento del volume della musica.

Proprio l’ultima contestazione, relativa a una cassa non prevista, è però oggetto di contestazione da parte degli esercenti. Maria Brugnone chiarisce: “La perizia fonometrica loro ce l’hanno, perché è depositata. Ma se devo contestare una multa, devo andare dall’avvocato”.

 

 

Gli operatori precisano comunque di non negare ogni rilievo, ma di riconoscere che in alcuni casi possano esserci stati errori o aspetti da migliorare, mentre su altre contestazioni – come quella della cassa in più – ritengono necessario aprire un confronto legale, anche alla luce del fatto che le verifiche, secondo la difesa, dovrebbero basarsi su misurazioni effettive e non su presunzioni.

 

Tuttavia, proprio su questo punto si innesta la linea difensiva degli esercenti e del loro legale, secondo cui la semplice presenza di una cassa non sarebbe sufficiente a dimostrare una violazione, in quanto ciò che rileva è l’effettivo superamento dei livelli di emissione sonora, da accertare mediante strumenti tecnici adeguati, e non attraverso valutazioni presuntive o verifiche indirette, mentre viene ribadito che le attività svolte sarebbero quelle tipiche di somministrazione con musica di sottofondo, e non eventi di pubblico spettacolo. 

 

Ne deriva un confronto tecnico che si intreccia con quello amministrativo, perché mentre il Comune rivendica la necessità di applicare le regole in modo uniforme, gli operatori sostengono che l’applicazione indistinta dei limiti rischi di non tenere conto delle caratteristiche specifiche di una piazza che, per sua natura, è luogo di aggregazione e quindi inevitabilmente soggetta a un certo livello di rumore antropico.

 

La replica degli esercenti e il nodo legale

 

La replica degli esercenti si sviluppa su più livelli e tende a ribaltare la narrazione del degrado, poiché Maria Brugnone sostiene che gran parte degli interventi contestati siano già in fase di sistemazione, spiegando che “stiamo pitturando sedie e arredi, li facciamo neri come quelli originali”, e aggiungendo che le botti e gli altri elementi in legno, definiti fatiscenti dal Comune, sarebbero già oggetto di manutenzione ordinaria. 

Sul tema del verde, gli esercenti rivendicano un ruolo attivo nella cura della piazza, affermando “qui c'era una giungla, abbiamo pulito tutto noi e lo manteniamo ogni giorno”. Riguardo al caso dei banani e le altre piante contestate sono stati acquistati a proprie spese proprio per migliorare l’aspetto della piazza e per mettere in sicurezza i pannelli del cantiere.

 

I banani, infatti, vengono utilizzati per sorreggere i pannelli in legno impiegati per delimitare il cantiere di Palazzo Lucatelli, avviato nel 2023 e ancora in corso, i quali – secondo quanto mostrato dagli esercenti – risultano spesso instabili e tendono a cedere.

Sul fronte del verde, gli operatori contestano anche gli interventi effettuati dal Comune, sostenendo che, invece di procedere alla manutenzione delle palme più alte e ormai deteriorate, con la rimozione delle fronde secche che coprono i nuovi pali della luce installati nella piazza, sarebbe stata abbattuta una palma sana e curata, come denuncia Maria Brugnone: “Non l’hanno potata, l’hanno uccisa. Era una palma bellissima”.

 

 

In questa ricostruzione si inserisce anche la polemica sulla rimozione di elementi come il pannello con foglie finte usato per coprire i bidoni e sulle luci decorative, considerate dagli esercenti parte integrante dell’atmosfera del locale, mentre la pedana contestata viene difesa come una soluzione funzionale alle esigenze operative, poiché, come spiegato, verrebbe posizionata solo nelle ore serali per consentire ai clienti di accedere ai locali in condizioni di sicurezza quando il terreno è bagnato. 

 

A questi elementi si aggiunge il tema delle sanzioni, che gli esercenti descrivono come continue e soffocanti, legate anche a una sequenza di segnalazioni ed esposti che, a loro dire, si traducono in controlli e verbali quasi costanti. “Prendo la multa e vado dall’avvocato”, dice Brugnone, spiegando come una parte consistente degli incassi, maturati soprattutto nelle ore serali, finisca per essere assorbita tra multe, spese legali e adempimenti. In questo quadro, segnato anche da aumento dei costi, pressione fiscale e un turismo altalenante, la riduzione del personale viene indicata come una conseguenza diretta: meno margini, meno sostenibilità e quindi meno lavoratori impiegati.

 

Sul piano giuridico, l’intervento dell’avvocato Francesco Brillante introduce ulteriori elementi di complessità. Il legale invita innanzitutto a non fermarsi all’importo delle sanzioni, perché il vero nodo, spiega, sono le sanzioni accessorie. In base al regolamento sul decoro urbano, infatti, già dopo reiterate violazioni può scattare la sospensione dell’attività, mentre nei casi più gravi si può arrivare fino alla revoca della licenza, con conseguenze potenzialmente definitive per gli esercenti.

 

Brillante parla poi di “pioggia di controlli anomali” e contesta il metodo. Sostiene che molte verifiche vengano effettuate la mattina, quando i locali sono chiusi, impedendo così un contraddittorio immediato e fotografando situazioni temporanee come se fossero stabili.

 

Sul fronte del rumore, il legale chiarisce: “La perizia fonometrica è come il libretto della macchina, non dimostra che stai superando i limiti”. Per accertare eventuali violazioni, aggiunge, servono misurazioni reali e strumenti adeguati, non semplici presunzioni.

 

Infine, l’avvocato richiama il tema del piano acustico cittadino. Un’applicazione indistinta dei limiti minimi, senza considerare le specificità delle diverse zone, rischierebbe di rendere incompatibile l’attività economica con la vita del centro storico. Ed è proprio su questo equilibrio che si gioca lo scontro, sempre più evidente, tra regole, controlli e sopravvivenza delle attività.

 



Native | 25/04/2026
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