30/06/2018 06:00:00

Immigrazione. Quando l'accoglienza è un business sulla pelle delle persone

 Sono i giorni degli accordi europei sulla gestione dell'emergenza immigrazione. I giorni dei porti chiusi, delle navi delle Ong sequestrate, delle sbraitate di Salvini & co. Sono giorni in cui il sistema di accoglienza che vige in Italia viene messo in discussione. Sono i giorni del “mandiamoli tutti a casa” e di una deriva fatta di intolleranza.
Ed è in questo contesto che è necessario parlare di accoglienza, ma distinguendo quella seria, fatta bene, da volontari che aiutano i richiedenti asilo a lasciarsi alle spalle guerre, miseria, viaggi incredibili, da quella fatta da truffaldini che che speculano sulla vita dei profughi.
Un bubbone che è scoppiato già da qualche anno quando abbiamo cominciato a parlarne proprio su Tp24.it concrentrandoci su quello che accadeva in questo territorio, nella provincia di Trapani, tra i più ricchi di strutture di accoglienza. Strutture che spesso non erano adeguate, gestite da cooperative riferibili a personaggi con un curriculum giudiziario non indifferente. Storie di business, di soldi, di mala accoglienza, di speculazione sulla pelle delle persone.


CHI TRUFFA SULLA PELLE DEI MIGRANTI
I migranti non sanno. Non sanno che quando arrivano in Italia possono incontrare chi li accoglie dignitosamente, chi lavora da anni sull’accoglienza e l’integrazione, chi non lo fa per i soldi. Ma può incontrare anche chi vede in loro solo euro che piovono. E tra questi ci sono quelle strutture che prima o poi vengono beccate per delle irregolarità. Come è successo qualche mese fa in provincia di Trapani con due persone denunciate per aver installato impianti di videosorveglianza per controllare i dipendenti. In un centro venivano impiegati due lavoratori in nero su sei presenti. Qui è scattata una sanzione di 8 mila euro, e un recupero contributivo di 26 mila euro.

Di recente la Guardia di Finanza ha scoperto a Castelvetrano una finta cooperativa che lavorava con i richiedenti asilo. Fondi pubblici indebitamente percepiti da una finta coop, fittizi rapporti di lavoro dipendente per “prelevare” indebitamente risorse pubbliche, riunioni “fantasma” dell’organo direttivo per simulare la finalità non lucrativa.

O ancora i casi clamorosi di qualche giorno fa in Italia. A Latina sono state arrestate sei persone, responsabili di Onlus che gestivano centri di accoglienza, perchè i richiedenti asilo venivano maltrattati e ospitati in strutture sovraffollate e con carenze igienico sanitarie. A Benevento 5 persone sono state arrestate e 36 sono indagate con l’accusa di aver creato un “sistema criminale” per lucrare sulle assegnazioni pilotate dei migranti e sul sovraffollamento dei centri di accoglienza.


IL BUSINESS
Soldi. I marpioni dell’accoglienza quando arriva una nave carica di migranti in porto non pensa all’accoglienza, non pensa che la sua cooperativa dovrà aiutare queste persone a cancellare il passato e rifarsi una nuova vita. Pensa ai soldi, ai tanti soldi che lo Stato pagherà per ognuno di loro. Per i migranti adulti ospiti nei centri di accoglienza, il contributo giornaliero è di 35 euro giornalieri che vengono dati ai gestori dei centri, e non ai migranti come molti pensano. Se si considera il fatto che la maggior parte dei richiedenti asilo sono adulti, si capisce come il flusso di denaro che arriva alle cooperative, gli hotel o le altre strutture ricettive che ospitano profughi, sia pari se non superiore a quello che percepiscono le strutture per i minori non accompagnati (per i quali vengono dati 70 euro).

COOP E AFFARI
Tutto è cominciato ad esempio con il caso di don Sergio Librizzi che ha fatto saltare il coperchio. Librizzi, ex capo della Caritas di Trapani, è stato condannato in appello a nove anni di reclusione, sentenza annullata con rinvio dalla Cassazione, per concussione e violenza sessuale ai danni di richiedenti asilo. Da questi fatti la procura di Trapani ha cominciato ad interessarsi sulle dinamiche che riguardano l’accoglienza dei profughi in provincia di Trapani.


E poi c'era quell'asse Alcamo-Marsala. Uno dei protagonisti in queste vicende è Norino Fratello, ex deputato regionale dell’Udc, che ha patteggiato anni fa una pena di un anno e mezzo per concorso in associazione mafiosa. Tutti lo ricordano per la sua domanda fatta al giudice: “Se patteggio mi posso ricandidare?”. Il nome di Norino Fratello entra a gamba tesa sull’affare dell’ospitalità ai migranti, con le cooperative a lui riconducibili, gestite dall’ex deputato ma non a lui intestate che fanno base ad Alcamo. Coop che prima si occupavano di anziani e disabili e poi si sono direzionate sull’accoglienza dei migranti tra Castellammare e Alcamo. Fratello in questi ultimi anni ha trovato un socio d’eccezione. L’imprenditore marsalese Michele Licata, destinatario di un sequestro da 127 milioni di euro, proprietario delle maggiori strutture ricettive della provincia, condannato per abusivismo edilizio, truffa allo stato, evasione fiscali, riciclaggio.


Su questi affari ci fu un testimone chiave che era Lorenzo La Rocca, che amministrò la coop Letizia, la cooperativa più importante tra quelle nella galassia di Fratello. Ma come ha lo stesso La Rocca ha confidato è stato praticamente un prestanome.

Sono tanti i Cas, i centri di accoglienza straordinari aperti in ex hotel, case e appartamenti gestiti dalle cooperative della provincia di Trapani. Spesso vengono gestiti in modo da lasciare totalmente abbandonati a se stessi i richiedenti asilo, che finiscono nelle fauci di caporali che li sfruttano per lavorare ore e ore sotto il sole con paghe misere.

 

L’ACCOGLIENZA IN MANO AI PRIVATI
In Italia la gestione dei centri d’accoglienza è in mano ai privati.
“E’ evidente che il settore diviene attrattivo anche per soggetti privi di specifiche motivazioni solidaristiche e competenze nel lavoro coi migranti, ma animati da un puro interesse speculativo nei confronti del business dell’accoglienza”. Così si legge nella relazione della commissione parlamentare d’inchiesta sui migranti pubblicata a gennaio.
7 centri su 10 sono in mano ai privati. Un’emergenza che si è trasformata in business, un sistema che si basa sui centri di accoglienza straordinaria in cui nel 2017 erano ospitati il 91% delle persone. E tra questi ci sono quelle cooperative che sulla pelle di disperati - che, ricordiamoli, arrivano dopo un viaggio inimmaginabile per noi - lucrano e fanno solo business.
Uno dei dati che emerge da quella relazione, ad esempio, è che la metà dei profughi sono ospitati in appartamenti o casolari, il 23% in strutture alberghiere, il 72% dei posti dove si accoglie sono in regime di locazione. La cooperativa affitta un casolare, un vecchio hotel, un appartamento, e anche se non rispecchia i criteri ospita più migranti.

I DATI
Nel 2017 nelle strutture italiane ci sono 186.833 persone (nello stesso periodo del 2016 erano 176.257). La stragrande maggioranza (80%) nelle centri temporanei, appena il 13% negli Sprar. Nelle strutture della Sicilia il 7,41% dei migranti ospitati nel Paese, a fronte del 14,31% della Lombardia, prima regione. Il dettaglio siciliano: 6.022 migranti nelle strutture temporanee, 296 negli hotspot (tre dei quattro italiani: Lampedusa, Pozzallo e Trapani), 3.445 nei centri di prima accoglienza, 4.090 negli Sprar.



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