Tempi duri per i latitanti di mafia, ecco come li cercano e li arrestano
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E’ una estate durissima per i superlatitanti di camorra. Sono cinque le operazioni anticamorra messe a segno nell’ultimo mese. Un lavoro meticoloso fatto da professionalità che si dedicano con tanti sacrifici per raggiungere quell'obiettivo. Spesso l’arresto di un latitante di mafia, rischia di essere considerato un colpo di fortuna, ma non è così. Alla cattura si arriva seguendo la rete di complicità, ma anche il patrimonio economico e le passioni dei latitante.
Il lavoro che porta poi alla cattura avviene quasi sottotraccia, ma richiede tanta competenza e tanti sacrifici. Si lavora di giorno come tutta la notte, non ci sono orari in Questura o nelle caserme dei Carabinieri o della Finanza. Si trascorrono ore e ore ad ascoltare intercettazioni, nelle sale d’ascolto o rinchiusi in un furgone. Ma è anche un lavoro che porta gli investigatori a travestirsi da operai per piazzare delle cimici nei mezzi di trasporto ma anche nelle case e a volte negli elettrodomestici che utilizzano i familiari dei latitanti.
Cinque superlatitanti di Camorra - Deputati alla cattura di questi uomini di mafia sono gli uomini e le donne del Reparto Investigativo dei Carabinieri, dello Sco e della Dac della Polizia e del Gico delle Fiamme Gialle. Un elite di investigatori a cui va il merito di aver catturato boss, latitanti, gregari ma anche pericolosi killer. Gli ultimi cinque grandi arresti di camorra sono stati: Maria Licciardi, Raffaele Imperiale, Raffaele Mauriello, Giuseppe Vacca e Gennaro Esposito. Per coloro che sono latitanti i costi sono elevatissimi e si avvalgono di una rete di complicità difficili da decifrare e su queste connivenze che spesso si basa il lavoro degli investigatori che danno la caccia ai latitanti.
Ma un aspetto che non tralasciano e che, anzi, risulta a volte fondamentale per la riuscita di un’operazione e quindi per l’arresto di un latitante, seguire le sue passioni, in alcuni casi quella per le donne, in altri per i propri affetti familiari o addirittura per la cucina. E a proposito di passioni, emblematico in questo senso, è diventato l’arresto durante la prima guerra di Camorra a Scampia, di Paolo Di Lauro, detto “ciruzzu ‘o milionario”, ad incastrarlo fu la passione per il salmone e la pezzogna, che non mancava quasi mai nel suo menù. I Carabinieri controllarono le pescherie di Secondigliano e si accorsero che una donna ogni mattina faceva acquisti di prelibatezze e seguendola arrivarono dritti al suo rifugio e lo arrestarono.
E a proposito di latitanti, sono tantissime negli ultimi quindici anni le operazioni antimafia che hanno colpito la rete di complicità e l’enorme patrimonio economico del numero uno di Cosa nostra Matteo Messina Denaro, a cominciare dall’operazione che portò all’arresto di Giuseppe Grigoli, considerato il “re dei supermercati” e suo prestanome, ma anche dei suoi familiari, come il fratello Salvatore, la sorella Patrizia, i cognati e il nipote Francesco Guttadauro. Come per i boss della Camorra, anche per Messina Denaro la passione per il fascino femminile è una costante nella vita del superlatitante di Castelvetrano. Dalle indagini di questi ultimi anni è emerso che le forze di polizia che gli danno la caccia hanno cercato, soprattutto, una donna che lo avrebbe aiutato a scrivere i messaggi per conto suo, per poi inviarli alla rete dei sodali.
E nell’ultima operazione antimafia “Xydi”, che lo riguarda e che agli inizi di febbraio ha portato in carcere 23, tra affiliati appartenenti a Cosa nostra e alla “Stidda”, nella zona di Canicattì e dell’agrigentino, gli inquirenti hanno proprio ascoltato alcune intercettazioni che mettono al centro un’altra donna che avrebbe fatto da tramite per mettere in contatto i padrini delle varie famiglie e il latitante castelvetranese.
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