“Aggrediti, accusati, sommersi di carte”. I medici raccontano la crisi della sanità
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In Sicilia la sanità è sotto pressione. Non solo per i ritardi e le carenze strutturali, ma anche per un clima di sfiducia e tensione crescente che pesa su chi lavora ogni giorno negli ambulatori e negli ospedali. Due voci, due prospettive: Filippo Mangiapane, presidente dell’Ordine dei Medici di Trapani, parla dell’escalation di violenze contro i sanitari; Giuseppe Di Marco, dirigente di anatomia patologica a Palermo, spiega invece quanto sia complesso e delicato il lavoro dietro ogni referto istologico. Due temi diversi, un’unica domanda: cosa sta succedendo alla sanità siciliana?
«Serve ricostruire la fiducia tra medici e cittadini» – parla Filippo Mangiapane
L’aggressione avvenuta a Marsala, dove una paziente è stata colpita mentre attendeva il proprio turno in uno studio medico, riaccende il tema della violenza contro i sanitari. “Episodi che lasciano sgomenti — commenta Filippo Mangiapane, presidente dell’Ordine dei Medici di Trapani — e che ormai non riguardano più solo i pronto soccorso ma anche gli studi di medicina generale”.
Il presidente denuncia un clima sempre più ostile: “Durante la pandemia i sanitari erano considerati eroi, oggi sono diventati bersagli. La narrazione dei disservizi ha avvelenato il rapporto con i cittadini”.
Per Mangiapane serve “rafforzare l’assistenza territoriale e la comunicazione”: “Molti vanno al pronto soccorso per casi non urgenti, intasando i reparti e aumentando la tensione. Dobbiamo ricostruire fiducia e rispetto verso chi cura”.
Sul fronte delle riforme, il presidente annuncia le nuove Case di Comunità a Marsala e sottolinea l’importanza di una maggiore appropriatezza prescrittiva per ridurre le liste d’attesa: “È anche una questione etica. Il medico resta la prima garanzia di cura per il paziente: fare del male a un medico significa fare del male a se stessi”.
Guarda l’intervista completa al dott. Filippo Mangiapane:
«Un referto non nasce in un giorno: servono tempo e precisione» – parla Giuseppe Di Marco
Dietro ogni referto istologico c’è un percorso complesso fatto di passaggi tecnici, macchinari specializzati e valutazioni mediche che richiedono tempo e competenza. Lo spiega Giuseppe Di Marco, dirigente medico di anatomia patologica all’ospedale Villa Sofia-Cervello di Palermo.
“Quando un campione arriva da noi — chiarisce — non è un vetrino già pronto. È un tessuto biologico che va fissato, processato e poi sezionato per l’analisi. È un lavoro che segue protocolli internazionali e richiede apparecchiature complesse”.
I tempi variano in base ai casi: “Un esame semplice, come un tumore al colon, si chiude in 15-20 giorni. Ma se servono indagini più sofisticate o un consulto con centri specializzati, i tempi si allungano. È nell’interesse del paziente: la precisione è più importante della fretta”.
Di Marco spiega anche i sistemi interni di allerta per i casi urgenti e sottolinea che “un referto consegnato dopo otto o nove mesi è inaccettabile. L’anatomia patologica non è un lavoro automatico, ma un atto medico complesso, fatto di studio e responsabilità verso la vita delle persone”.
Guarda l’intervista completa al dott. Giuseppe Di Marco:
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