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05/11/2025 06:00:00

Politica e appalti: la nuova bufera giudiziaria in Sicilia che coinvolge Cuffaro e Romano

Un nuovo terremoto politico-giudiziario scuote la Sicilia. La Procura di Palermo ha chiesto gli arresti domiciliari per diciotto persone, tra cui l’ex presidente della Regione Siciliana Salvatore “Totò” Cuffaro, oggi leader della Democrazia Cristiana, il deputato nazionale Saverio Romano (Noi Moderati) e il capogruppo della DC all’Ars Carmelo Pace.
Nell’inchiesta rientra anche il direttore del Consorzio di Bonifica della Sicilia occidentale, Giovanni Tomasino, figura di rilievo per il territorio trapanese.

L’indagine, coordinata dal procuratore Maurizio de Lucia e condotta dal Raggruppamento Operativo Speciale (Ros) dei Carabinieri, ipotizza un sistema diffuso di corruzione, turbativa d’asta e associazione a delinquere all’interno della pubblica amministrazione siciliana.
Un meccanismo che, secondo gli inquirenti, avrebbe consentito a una rete di politici, funzionari e dirigenti di influenzare appalti e nomine in settori chiave, in particolare nella sanità e negli enti pubblici regionali.

 

Le accuse e gli indagati

Le indagini durano da oltre due anni e si basano su intercettazioni, pedinamenti e analisi di atti amministrativi.
Secondo l’accusa, gli indagati avrebbero agito come un gruppo coordinato, in grado di orientare gare pubbliche e affidamenti attraverso scambi di favori, incarichi e denaro.
Tra i reati ipotizzati: associazione a delinquere, corruzione e turbativa d’asta.

Le perquisizioni sono scattate all’alba di martedì in diverse sedi istituzionali e domicili privati, compresa l’abitazione di Cuffaro a Palermo.
Sono stati sequestrati documenti, computer e telefoni, “per evitare la dispersione delle prove”, come precisato dalla Procura.

Tra gli indagati figurano, oltre ai nomi più noti, Antonio Abbonato, Ferdinando Aiello, Paolo Bordonaro, Alessandro Maria Caltagirone, Roberto Colletti, Maroco Damone, Giuseppa Di Mauro, Vito Fazzino, Antonio Iacono, Mauro Marchese, Sergio Mazzola, Vito Raso, Paolo Emilio Russo e Alessandro Vetro.
Un gruppo che, secondo i pm, avrebbe costruito una rete di relazioni trasversali tra politica, burocrazia e affari.

La misura richiesta – gli arresti domiciliari – è prevista dalla nuova procedura introdotta dalla riforma Nordio.
Prima di decidere, il giudice per le indagini preliminari (Gip) dovrà ascoltare tutti gli indagati in interrogatorio preventivo.
Solo dopo potrà valutare se accogliere o respingere le richieste della Procura. Nel caso di Saverio Romano, parlamentare in carica, sarà necessaria anche l’autorizzazione della Camera dei Deputati.

 

 

 

 

Le reazioni di Cuffaro e Romano

Totò Cuffaro confermato di aver ricevuto la notifica dell’avviso di garanzia e di aver collaborato con i carabinieri durante le perquisizioni. "Mi hanno notificato un avviso di garanzia e hanno effettuato perquisizioni nella mia abitazione e in ufficio – ha dichiarato Cuffaro –. Ho fornito ai carabinieri la massima collaborazione e sono sereno rispetto ai fatti che mi sono stati contestati, per alcuni dei quali non conosco né le vicende né le persone. Sono fiducioso nel lavoro degli organi inquirenti e pronto a chiarire la mia posizione”.

 

Saverio Romano, invece, ha detto di aver appreso dell’indagine “solo dai media”: “. Sono assolutamente tranquillo e a disposizione degli inquirenti. Il danno d’immagine è enorme, ma ribadisco la mia totale estraneità ai fatti”. 

Qui sotto un video pubblicato da Romano sul suo profilo facebook, nel quale annuncia una conferenza stampa nei prossimi giorni.

 

 

 

Carmelo Pace (DC): "Mi autosopendo dalla commissione antimafia"

Carmelo Pace, deputato Ars della DC e indagato si autosospende dalla commissione antimafia: «Mi è stata formalmente notificata un’informazione di garanzia in merito a un’indagine della Procura di Palermo. Nel dichiarare ogni estraneità rispetto ai fatti contestati, esprimo piena fiducia nel lavoro della Magistratura. Ritengo doveroso, in attesa di chiarire completamente ogni addebito oggetto di indagine, comunicare l’autosospensione in via cautelativa dalla Commissione d’inchiesta e vigilanza sul fenomeno della mafia e della corruzione in Sicilia di cui sono componente.»

 

 Tra gli indagati il direttore del Consorzio di Bonifica di Trapani

La presenza tra gli indagati di Giovanni Giuseppe Tomasino, direttore del Consorzio di Bonifica di Trapani, dà all’inchiesta un rilievo particolare per il territorio della Sicilia occidentale. Il Consorzio, infatti, gestisce milioni di euro in risorse pubbliche per l’irrigazione, la manutenzione idrica e la gestione delle acque agricole.
Secondo la Procura, Tomasino avrebbe avuto un ruolo operativo nella rete di contatti e favori che avrebbe garantito appalti e incarichi “mirati”.

 

La reazioni della politica

La notizia della richiesta di arresti ha scatenato una tempesta politica nel governo regionale. Il Movimento 5 Stelle parla di “colpo durissimo alla credibilità del governo Schifani”: “Le notizie della richiesta di arresto per Cuffaro e Pace, assieme a importanti esponenti della sanità siciliana, rappresentano l'ennesimo, durissimo colpo alla credibilità del governo Schifani, già messa a dura prova dalle recenti indagini che coinvolgono due suoi assessori, Sammartino e Amata, e il presidente dell'Ars Galvagno, cioè rappresentanti di partiti che sono importantissimi azionisti del suo esecutivo. Crediamo pertanto che sia arrivato il momento per il presidente della Regione di togliere la spina a un esecutivo che, finora, non ha prodotto risultati apprezzabili per i siciliani, per avere affossato definitivamente la sanità e per avere litigato senza soluzione di continuità per la spartizione delle poltrone che contano”. Lo affermano il coordinatore regionale del M5S e vicepresidente dell'Ars, Nuccio Di Paola, e il capogruppo 5 Stelle all'Ars, Antonio De Luca, unitamente alla deputazione nazionale del Movimento.

“Siamo perfettamente consapevoli – concludono – che non siamo in presenza di una sentenza, ma crediamo comunque che le tante, troppe ombre che avvolgono il governo Schifani, ormai delegittimato, non ci permettano di aspettare il normale corso delle indagini mentre queste notizie scavano un baratro tra la gente e le istituzioni”.

 

Sulla stessa linea, il deputato Ismaele La Vardera (Controcorrente) chiede a Schifani di “cacciare la DC dalla giunta” e di “tornare subito al voto”: “Non possiamo aspettare i verdetti, serve una reazione immediata per tutelare l’immagine della Sicilia”.

 

Questo il commento del presidente della Regione Renato Schifani: "Esprimo la mia piena fiducia nell’operato della magistratura, che svolge con rigore e senso dello Stato il proprio compito di accertare la verità dei fatti. Gli indagati potranno dimostrare, nelle sedi opportune, la loro estraneità alle contestazioni mosse dalla Procura di Palermo".

Un equilibrio difficile, mentre l’inchiesta mette a rischio la tenuta della maggioranza di centrodestra e potrebbe aprire una crisi politica senza precedenti.

 

 

Chi è Totò Cuffaro

Salvatore “Totò” Cuffaro, 67 anni, è stato presidente della Regione Siciliana dal 2001 al 2008. Nel 2011 è stato condannato in via definitiva a sette anni di reclusione per favoreggiamento aggravato a Cosa nostra e rivelazione di segreto d’ufficio, nell’ambito della nota inchiesta sulle “talpe in Procura”.
Scontata la pena, ha scontato cinque anni in carcere ed è tornato alla vita pubblica come fondatore e leader della nuova Democrazia Cristiana, partito oggi presente all’Ars e parte della coalizione che sostiene il governo Schifani. Da tempo sostiene di voler rappresentare una “DC etica e riformista”, lontana dalle ombre del passato.
Questa nuova indagine riapre però ferite mai del tutto cicatrizzate nella storia politica e giudiziaria siciliana.

 

 

Chi è Saverio Romano

 

Saverio Romano, 55 anni, palermitano, è un politico di lungo corso. Deputato nazionale, è stato ministro delle Politiche agricole nel quarto governo Berlusconi (2011) e ha ricoperto ruoli di vertice in diversi partiti centristi, da UDC a Noi Moderati. Nel corso degli anni è stato più volte citato in inchieste giudiziarie, ma non ha mai riportato condanne. Oggi è coordinatore nazionale di Noi Moderati e figura di riferimento per il centro cattolico-moderato italiano.

 

L’inchiesta della Procura di Palermo e l’ipotesi di un “sistema” che coinvolgerebbe esponenti di punta della DC, di Noi Moderati e dirigenti pubblici rischia di riaprire una stagione di sfiducia nelle istituzioni. Per il governo regionale e per la coalizione di centrodestra, si tratta di una prova durissima. Ma anche per la Sicilia, che si ritrova ancora una volta a fare i conti con il nodo mai sciolto tra politica, affari e moralità pubblica. I prossimi giorni, con gli interrogatori davanti al Gip, saranno decisivi per capire se la richiesta di arresti diventerà una misura effettiva. In ogni caso, la vicenda segna un punto di non ritorno nel dibattito sull’etica pubblica e sulla trasparenza nella gestione del potere.