Sanità trapanese, l’anno nero dei referti istologici: tra ritardi, vittime e indagini
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Il 2025 resterà nella memoria collettiva come uno degli anni più bui per la sanità pubblica trapanese. La vicenda dei ritardi nei referti istologici — esami decisivi per la diagnosi di tumori e altre patologie gravi — ha trasformato l’Azienda Sanitaria Provinciale di Trapani da presidio sanitario a simbolo di inefficienza e scandalo, con conseguenze drammatiche per centinaia di pazienti e per la fiducia dei cittadini nel sistema pubblico. È diventato il caso emblematico del fallimento della sanità territoriale.
Una battaglia durata mesi
La crisi esplode il 26 febbraio 2025, quando emergono ritardi inaccettabili nella refertazione degli esami istologici nei laboratori di anatomia patologica di Trapani e Castelvetrano. I numeri sono impressionanti: 3.313 esami accumulati, con tempi di attesa che in alcuni casi hanno raggiunto i dieci mesi.
A far deflagrare il caso è la denuncia pubblica di una paziente, Maria Cristina Gallo. Dopo mesi di attesa per un referto, scopre di avere un tumore al quarto stadio quando la malattia è ormai ampiamente diffusa. La professoressa Gallo muore il 10 ottobre 2025, diventando il volto umano di una crisi che fino a quel momento era rimasta confinata
nelle statistiche.
Testimonianze e conseguenze
Nel corso dell’anno emergono altre storie di attese fatali e sofferenze evitabili. C’è chi racconta di un padre costretto ad attendere dieci mesi per un esito diagnostico, arrivato quando ormai non c’erano più margini per terapie efficaci. L’accumulo dei referti assume così una dimensione collettiva. Associazioni civiche come il Codacons chiedono verifiche su tutte le ASP siciliane, temendo che la stessa falla organizzativa possa ripetersi altrove.
Indagini e sospensioni
La risposta giudiziaria non tarda. La Procura di Trapani iscrive 19 persone nel registro degli indagati — tra medici e personale sanitario — con ipotesi di reato che vanno dall’omicidio colposo alle lesioni personali colpose, fino all’omissione di vigilanza.
Nel marzo 2025 arrivano anche le ispezioni della Regione e del Ministero della Salute, che mettono nero su bianco gravi criticità nel servizio di anatomia patologica. In piena bufera viene sospeso il direttore generale dell’ASP, Ferdinando Croce (non indagato), che si dimetterà poi a fine maggio.
Una risposta istituzionale insufficiente
La reazione politica e amministrativa non riesce a placare le critiche. Le associazioni dei pazienti parlano di sanità “allo sbando”, mentre le sospensioni dei dirigenti vengono giudicate tardive dai familiari delle vittime. Intanto, una task force regionale conclude l’attività di refertazione arretrata: 356 campioni risultano positivi a patologie tumorali.
Per molti pazienti quei mesi di ritardo hanno significato la perdita di opportunità terapeutiche decisive nelle fasi iniziali della malattia, con esiti clinici aggravati e un diffuso senso di sfiducia verso la sanità pubblica locale.
Un bilancio amaro
Per Trapani il 2025 segna un punto di non ritorno. La sanità pubblica, settore vitale per la comunità, ha mostrato falle organizzative profonde e una gestione incapace di prevenire e governare una crisi annunciata.
I riflessi della vicenda vanno oltre i confini provinciali, alimentando un dibattito regionale sulla responsabilità delle istituzioni e sulla necessità di riforme strutturali profonde del sistema sanitario siciliano. Perché il caso dei referti istologici non resti solo una cronaca di dolore, ma diventi finalmente una lezione politica e amministrativa.
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