×
 
 
02/01/2026 06:00:00

2026. L'anno della svolta per l'aeroporto di Trapani Birgi

Il 2026 sarà  l’anno dell’aeroporto Vincenzo Florio di Trapani-Birgi, chiamato a un salto di categoria: ritorno della base Ryanair, nuove rotte, più frequenze e una previsione che fino a poco tempo fa sembrava fantascienza: almeno 1,3 milioni di passeggeri. Il tutto con una regia politica chiara: la Regione Siciliana ha deciso di puntare sullo scalo e mette sul piatto 19 milioni di euro in tre anni per incentivare voli e collegamenti. Per lo scalo trapanese, sotto la guida di Salvatore Ombra, è l'anno decisivo.

 

La Regione mette 19 milioni: rotte e continuità fino al 2029

La giunta regionale ha approvato una convenzione con Airgest, la società di gestione (partecipata quasi interamente dalla Regione), che prevede un finanziamento complessivo di 19 milioni di euro: 5 milioni nel 2025, 7 milioni nel 2026 e 7 milioni nel 2027. Obiettivo: sostenere un programma voli capace di rafforzare le rotte esistenti e attirarne di nuove, nazionali e internazionali.

La cosa interessante è l’orizzonte: con queste risorse Airgest può chiudere accordi pluriennali con i vettori dalla Summer 2026 fino alle stagioni invernali successive, con operatività prevista fino ad aprile 2029. Tradotto: non solo “estate e via”, ma un tentativo di stabilizzare Birgi e renderlo davvero competitivo.

 

Ritorna la base Ryanair: due aerei, 23 rotte e un obiettivo dichiarato

Il cuore della svolta è il ritorno della base Ryanair: da gennaio 2026 Birgi torna ad avere aerei “basati” nello scalo. La compagnia irlandese ha annunciato due aeromobili stazionati e un network fino a 23 rotte, con 11 nuove destinazioni. Numeri che, messi insieme agli incentivi regionali e all’abolizione dell’addizionale comunale negli aeroporti sotto i 5 milioni di passeggeri, cambiano la prospettiva: tariffe più competitive, più collegamenti, più continuità.

Tra le destinazioni citate negli annunci e negli operativi online compaiono collegamenti nazionali e internazionali: da Milano (Bergamo e Malpensa) a Roma, da Torino a Venezia, fino a diverse mete europee (Regno Unito, Europa centrale, Belgio, e anche la spinta su mercati come la Polonia con rotte come Katowice e Lublino). L’idea è riportare Birgi a un ruolo stabile nella mobilità della Sicilia occidentale, non più “a singhiozzo”.

 

Non è solo un tema di voli: l’aeroporto è “porta”, ma il territorio deve reggere

Qui sta il punto politico (e pratico): un aeroporto può portare gente, ma poi quella gente deve potersi muovere. I sindacati Cgil, Cisl e Uil hanno già lanciato un appello: evitare che Birgi diventi una “cattedrale nel deserto”. Servono collegamenti migliori, bus e treni coordinati, taxi fino a chiusura dello scalo, tariffe chiare e servizi adeguati. Perché se i passeggeri arrivano e trovano il nulla, l’entusiasmo dura quanto un trolley rotto.

E anche Ombra, negli interventi pubblici, ha insistito su questo: l’aeroporto è un “imbuto”, una porta d’accesso. Ma senza infrastrutture, servizi e integrazione col territorio il rischio è di avere numeri belli nei comunicati e benefici reali molto più piccoli.

 

Ombra non si candida a Marsala: Birgi resta il suo dossier

Nel frattempo, una cosa è stata chiarita: Salvatore Ombra non si candida a sindaco di Marsala. Una notizia che taglia corto rispetto a voci circolate nei mesi scorsi e che, nel bene e nel male, lascia lo scenario com’è: la partita di Birgi resta nelle mani dell’attuale governance, con una traiettoria già impostata su Ryanair, incentivi e potenziamento delle rotte.

 

Il capitolo F-35: tema politico, ma il civile non si ferma

Negli ultimi mesi è esploso anche il caso legato agli addestramenti militari e al futuro polo per gli F-35. È un tema che accende discussioni e preoccupazioni (anche sull’immagine turistica del territorio), ma il messaggio operativo che arriva da Airgest è netto: la presenza militare non blocca l’aeroporto civile. Potranno esserci finestre di lavori e interventi (ad esempio sulla pista) da gestire con attenzione e in periodi di bassa stagione, ma l’obiettivo dichiarato resta uno: far crescere Birgi sul fronte passeggeri senza farlo diventare ostaggio delle dinamiche militari.

 

Il 2026 dirà se è svolta vera

Il 2026, quindi, è un banco di prova: Ryanair torna con una base, la Regione investe, i numeri promessi sono alti. Ma la domanda finale è semplice: il territorio sarà pronto ad accompagnare questo rilancio con servizi, trasporti e accoglienza all’altezza? Perché i voli, da soli, non fanno sviluppo. Però senza voli, lo sviluppo qui non parte proprio.



Native | 31/12/2025
https://www.tp24.it/immagini_articoli/30-12-2025/1767084575-0-studio-vira-bilancio-2025-e-auguri-per-il-nuovo-anno.jpg

Auguri per il nuovo anno da Studio Vira

Il 2025 è stato un anno ricco di sfide e opportunità, affrontate grazie alla fiducia di clienti e partner e al lavoro di una squadra in costante crescita. Il team di Studio Vira si è ampliato ulteriormente,...