Dissesto idrogeologico, Trapani torna a discutere il futuro del territorio
Il problema del dissesto idrogeologico di Trapanitornerà protagonista nel consiglio comunale straordinario e aperto di sabato 7 febbraio.
Il tema è importante e interessa una vasta porzione del territorio siciliano, dove la speculazione edilizia e la cementificazione selvaggia ad essa collegata non hanno mai tenuto conto – per incuria, superficialità o interesse – delle peculiarità geologiche dei territori. Il caso di Niscemi, in queste settimane, è diventato manifesto e monito di una situazione che non può più essere rimandata o trattata in modo compassato dalla politica. Men che meno strumentalizzata.
Per anni Trapani è stata considerata dall’Autorità di bacino una città che non correva il rischio di alluvioni, nonostante le evidenze storiche, anche molto recenti, dimostrassero ampiamente il contrario. Perché il problema non sono “solo” la corretta pulizia delle caditoie o il ripristino dell’alveo del torrente Lenzi in contrada Xitta e del Fosso Canalotti in zona Fulgatore. Il problema vero è che dal 1958, a Trapani, sono stati distrutti e deviati quei canali che raccoglievano le acque provenienti da Erice e le convogliavano in parte verso il mare, in parte verso le aree interessate dallo sviluppo urbanistico della città.
Uno sviluppo urbano che poteva essere possibile, ma regolamentato, e non reso selvaggio e incontrollato. Piani particolareggiati, varianti, espropri, zone agricole diventate foreste di palazzi, piani regolatori che ingabbiano per vent’anni porzioni di città in utilizzi che, forse, verranno concretizzati vent’anni dopo: sono il paradigma di un territorio che si vuole spremere come un limone, senza considerare che poi il territorio presenta il conto.
Perché la speculazione edilizia che nei decenni ha messo gravemente a rischio Trapani porta con sé la storia di sindaci smemorati, consigli comunali entusiasti per singoli interventi edilizi e commissioni accondiscendenti.
Oggi il necessario intervento per la difesa idraulica della città e l’adeguamento del sistema fognario, progettato dall’ing. Simone Venturini in un triennio di studi, è realizzabile con un costo di circa 60 milioni di euro, intercettabili da fondi statali e regionali.
Il tema, però, è stato terreno di scontro politico. Un esempio di cementificazione divenuta simbolo del conflitto tra interessi edilizi e sicurezza è quello del 2022, quando una variante urbanistica autorizzò una RSA su un lotto destinato a verde pubblico in via Virgilio. In questo caso la battaglia si è consumata tra il PD, che sosteneva e sostiene la progettazione per far fronte al dissesto, e il M5S, che lo accusava di incoerenza: nella precedente sindacatura era stata anche approvata la costruzione del sottopasso ferroviario senza che venisse in alcun modo considerata una Valutazione Ambientale Strategica. Qui l'inchiesta di Tp24.
Stessa procedura per quanto riguardava il tracciato della strada ZES, riprogrammato dopo l’intervento del Movimento ma che, nella sua proposta originale, rischiava di tombare l’ultimo canale di scolo utile.
Intanto l’amministrazione cambia passo con l’approvazione in giunta del Documento di fattibilità delle alternative progettuali, base tecnica per programmare gli interventi del prossimo decennio, e presenta anche il nuovo PUG, che di queste criticità tiene conto, seppur non ancora tradotte in norme urbanistiche puntuali.
Il PUG, infatti, recepisce esplicitamente la pianificazione di bacino, in particolare il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), trattato come strumento cogente. Il dissesto non resta “teoria” ed entra nel concetto chiave del DP, cioè la trasformabilità. La Carta della trasformabilità nasce proprio dall’incrocio tra vincoli ambientali, pericolosità idrogeologiche, tutele paesaggistiche e stato dell’urbanizzazione: dove il rischio è presente, la trasformabilità è limitata o condizionata, non libera.
L’opposizione consiliare è entrata nel dibattito chiedendo la convocazione del consiglio comunale aperto. Fratelli d’Italia ha contestato la consulenza da 200 mila euro affidata all’ing. Venturini per il piano idraulico della città.
Un piano che, secondo Maurizio Miceli, sarebbe oggetto di una conferenza di servizi nella quale è stato ampiamente censurato dagli Ordini professionali; un piano in cui si ipotizzano tre canali artificiali – viale Regione Siciliana, via Tenente Alberti e via Virgilio – ritenuti dal partito della Meloni invasivi e costosi, quando sarebbe sufficiente ripristinare il canale di gronda a Erice, già previsto nel Piano regolatore varato dalla giunta Sanges nei primi anni Duemila.
Più tecnica, ma sulla stessa lunghezza d’onda, la posizione di Giuseppe Guaiana del movimento Amo Trapani, per il quale il nodo centrale non è tanto l’incarico professionale – pur discusso anche per l’importo – quanto l’impianto complessivo dell’intervento.
In particolare, Guaiana ha messo in guardia dal rischio che la realizzazione o sistemazione dei quattro canali di convogliamento delle acque si traduca in una grande vasca di laminazione nell’area dell’ex Salina Collegio, trasformando quello che viene presentato come un parco naturale o urbano in una zona paludosa destinata a raccogliere tutte le acque bianche della città.
Secondo questa impostazione critica, il problema non si esaurirebbe, ma si sposterebbe: l’acqua accumulata, carica di detriti, dovrebbe essere successivamente scaricata in mare, con ogni probabilità nel porto.
Un’ipotesi che, sempre secondo Guaiana, rischierebbe di aggravare una situazione già critica, contribuendo all’insabbiamento dei fondali portuali, mentre da anni si chiede l’escavazione per garantire la piena operatività dello scalo.
Il consiglio comunale aperto si preannuncia dunque come un passaggio cruciale: un confronto pubblico tra tecnici, ordini professionali, deputati regionali e autorità di sistema. Si attende lo scontro, ormai d’abitudine, tra maggioranza e opposizione.
Di fatto, tutti saranno chiamati a misurarsi su scelte che non riguardano solo opere e progetti, e nemmeno il confronto politico – già anticipato nel consiglio comunale del 4 febbraio sul documento preliminare al PUG – ma il modello di sviluppo e di sicurezza della Trapani dei prossimi decenni.
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