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08/02/2026 08:36:00

"Niscemi non cade", oggi la manifestazione organizzata dal Movimento No Muos 

Scende in piazza il Movimento No Muos per denunciare l’abbandono strutturale di Niscemi dopo la frana che ha colpito il territorio. La manifestazione, dal titolo “Niscemi non cade – la parola ai niscemesi”, si tiene oggi, domenica, a partire dalle 10 a Largo Mascione.

 

«Una mobilitazione — spiegano dal Movimento — che nasce dalla solidarietà verso la popolazione colpita dalla frana, dall’istituzione di una vasta zona rossa che coinvolge abitazioni, scuole e servizi pubblici essenziali, dall’assenza di una gestione democratica e dal progressivo avanzare della militarizzazione dell’area».

Al centro della protesta, sottolineano gli attivisti, devono esserci i bisogni dei cittadini: il diritto alla casa, alla sicurezza, ai servizi e alla partecipazione diretta nelle decisioni sulla messa in sicurezza e sulla ricostruzione del territorio.

 

Secondo il Movimento No Muos, quanto accaduto non può essere attribuito a eventi imprevedibili. «Quello che è accaduto — si legge nella nota — non è frutto di fatalità o del maltempo, ma la conseguenza di decenni di abbandono, di assenza di pianificazione e di mancanza di manutenzioni radicali e opere di prevenzione. È il risultato di un modello che considera alcuni territori sacrificabili».

 

Gli attivisti denunciano inoltre una gestione “a due velocità” dell’emergenza. «Mentre le case sono sospese sull’orlo della frana e alcune sono già crollate, è stata istituita una zona rossa di 150 metri che ingloba abitazioni, tre scuole, la biblioteca comunale e l’ufficio postale; al contempo, la base militare statunitense di contrada Ulmo viene costantemente monitorata, consolidata e ampliata. Esistono così due territori: uno civile, esposto e abbandonato; uno militare, protetto e messo in sicurezza».

«La frana — conclude il Movimento No Muos — è il segno visibile di una frattura più profonda: abbandono sociale, desertificazione economica, spopolamento, precarietà infrastrutturale, repressione del dissenso e avanzata della militarizzazione».