Trapani, in Cattedrale la messa per le vittime dei naufragi e della tratta
Oggi, nella Cattedrale di San Lorenzo a Trapani, la celebrazione presieduta dal vescovo Pietro Maria Fragnelli in memoria delle ultime vittime dei naufragi nel Mediterraneo e delle persone colpite dal fenomeno della Tratta. Una messa carica di significato, nel giorno in cui la Chiesa celebra Santa Giuseppina Bakhita e la Giornata mondiale contro la tratta di esseri umani.
Nel corso dell’omelia, il vescovo ha ricordato le vittime degli ultimi naufragi avvenuti durante il ciclone Harry, quando le condizioni del mare lungo le rotte migratorie sono state estreme. Un bilancio ancora incerto: potrebbero essere circa mille i migranti morti in mare, molti di più dei 380 inizialmente segnalati dagli Sos lanciati dalle imbarcazioni in difficoltà.
Il pensiero è andato anche alla donna migrante ritrovata cadavere alcuni giorni fa nei pressi del Castello della Colombaia, in avanzato stato di decomposizione. Una morte senza nome, come tante altre, che interroga la coscienza collettiva. «Dignità anche per la povera migrante approdata morta sugli scogli della nostra terra trapanese – ha detto Fragnelli – che sarà seppellita nel nostro cimitero. Dignità per tutti i fratelli e le sorelle che continuano a morire nel nostro Mediterraneo».
Durante la processione offertoriale, cinque bambini hanno portato all’altare cinque candele accese, simboli di pace, fede, amore, giustizia e speranza. I piccoli, in rappresentanza dei cinque continenti, si sono fatti voce degli “schiavi del nostro tempo”, bambini e adulti vittime di sfruttamento e violenza.
«La tratta è un fenomeno sommerso di tenebra disumana, difficile da quantificare – ha sottolineato il vescovo – e colpisce soprattutto donne e bambine, rese vulnerabili dallo sfruttamento sessuale e lavorativo, dai matrimoni forzati. È una chiamata di civiltà morale, culturale e spirituale: porre fine alla tratta di persone».
Una celebrazione che ha unito preghiera e denuncia, memoria e impegno, nel cuore di una città che continua a confrontarsi con le ferite aperte del Mediterraneo.
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