×
 
 
09/02/2026 06:00:00

Dissesto, "panze" e “curtigghio”: cosa resta del consiglio comunale di Trapani

Non si placano le polemiche sul consiglio comunale straordinario di Trapani, che doveva dibattere sul documento progettuale degli interventi contro il dissesto idrogeologico ed è invece sfociato in una bagarre d’aula.

 

L’ingegnere Amenta, nella sua relazione tecnica, ha sottolineato che, dopo sette alluvioni, nessuno si è mai assunto la responsabilità di intervenire. E l’opposizione, per voce di Salvatore Daidone, è insorta. Manco fossero stati loro i diretti responsabili.

 

Amenta ha parlato da politico, dicono.
 

Forse sì, ma evidentemente costituisce una novità – e stupisce – che una domanda del territorio, cui si tenta, bene o male, di dare risposta, sia politica.

 

E poi il vocìo, l’indicare sguaiato con le mani, la teatralità di una difesa che parte come attacco.
 

La risposta scomposta del sindaco Tranchida, che non impara mai dai propri errori verbali prima ancora che politici.

 

I video coi telefonini fatti dai consiglieri stessi e dai presenti: che sempre siano benedetti gli smartphone, che raccontano quelle verità che chi non ha lo stomaco forte per seguire un consiglio live può rivedere.

 

Così lo scontro, anzi il duello, cambia luogo e armi.
 

C’è un cortocircuito: nei luoghi istituzionali si porta il dileggio, la polemica, “il curtigghio”; fuori, l’università dei social trasforma tutti in soloni, giuristi e tecnici al bisogno.

 

Il video dello scontro pubblicato da Tp24 è stato rilanciato soprattutto dall’opposizione e dai simpatizzanti, con forti stigmatizzazioni del sindaco, riportandone fedelmente gli epiteti rivolti a Salvatore Daidone.

 

 

In particolare, “panza cavata” è diventato oggetto di approfondimento epistemologico e semantico non solo da parte di comuni cittadini, ma anche dei sostenitori della controparte antoniniana e di alcuni consiglieri comunali ericini.
 

Il vulnus che ha affascinato e portato a dotte riflessioni è stato se si trattasse di un’espressione più tipica dell’agro ericino o specifica di Fico. Da perderci la testa, insomma.

 

Dai vari post sui social, i commenti sono scappati come buoi dalle stalle, imbizzarriti come lo stesso linguaggio utilizzato da Tranchida negli attacchi al consigliere Daidone: uno sdegno che non ha risparmiato, anche giustamente, il primo cittadino, ma che molti trapanesi – tra cui consiglieri, cittadini impegnati politicamente, dirigenti di partito – non hanno provato in occasione di tante dirette social. Un sentimento moralizzatore, dunque, a corrente alternata.

 

Anche il leader di FdI a Palazzo Cavarretta, Maurizio Miceli, ha manifestato solidarietà al consigliere Daidone, ripostando però il proprio intervento in consiglio di sabato.
Ha alzato l’asticella della riflessione sull’utilità del progetto dell’ing. Venturini per mettere in sicurezza la città, oppure se questo documento potesse servire, piuttosto, a mettere al riparo qualcuno in qualche sede giudiziaria per le responsabilità dei danni negli anni.

 

 

Anche il PSI trapanese è intervenuto con una nota a firma dei segretari cittadini di Trapani ed Erice, rispettivamente Salvatore Bevilacqua e Dino Manzo, esprimendo sdegno per lo scontro avvenuto in aula: “Lo squallore di ieri è un insulto a tutti i trapanesi che, con fatica, onorano i propri doveri e che meriterebbero una classe dirigente capace di discutere di disservizi che da tempo affliggono il già martoriato territorio trapanese, non di insultarsi a favore di telecamera”.

I segretari sottolineano come “oltre ai problemi dell’ordinaria amministrazione, il clima di perenne scontro istituzionale stia paralizzando l’azione amministrativa ormai da otto anni, allontanando i cittadini dalla vita politica e restituendo un’immagine distorta e degradata della città”, invitando a un ritorno al decoro istituzionale.

 

Da parte sua, Andrea Genco – nel suo triplice ruolo di consigliere comunale di maggioranza, vicepresidente del consiglio e assessore, che oggettivamente richiama personalità multiple – ha definito sarcasticamente la minoranza consiliare come “gli oracoli della caditoia, i profeti della pompa di sollevamento, quelli per cui un’alluvione storica come quella del 26 settembre 2022 si sarebbe evitata con una scopa in più e due tombini puliti meglio”.
 

Secondo Genco, l’interruzione dell’intervento dell’ing. Orazio Amenta da parte di Daidone è stata paura di affrontare le responsabilità. In pratica, per il neo assessore non si tratta più di dialettica politica, “ma di caciara”.

 

 

Dulcis in fundo, è arrivata la posizione di Giacomo Tranchida, in una lunga nota ispirata al racconto di Andrea Camilleri, “La forma dell’acqua”.
Un duro atto d’accusa che ripercorre la storia urbanistica e idrogeologica della città e del canale Scalabrino, la cui esistenza viene oggi negata dall’opposizione a dispetto degli studi di settore e di diversi documenti di archivio.

 

Il sindaco denuncia una storia trapanese di interessi pianificati, rendite da tutelare e di favoreggiamento di speculazioni che “hanno superato decenni di disattenzioni colpose”. Un j’accuse nei confronti di una politica definita gattopardesca, da destra a sinistra, che però non intimorisce il sindaco: “I loro affari, i loro inciuci e commistioni non fermeranno gli interessi dei trapanesi onesti”, con una chiusura quasi epica: “Foss’anche l’ultima battaglia politica della mia Amministrazione, non la baratto di certo per un futuro posto al sole”.

 

Affermazioni molto forti, che non possono non riportare ai tempi dei latifondi che sottrassero “senie e saline” – come erano chiamate nei più antichi documenti archivistici – alle lottizzazioni degli anni Settanta che hanno cambiato il volto di Trapani e ai lavori nel porto per la Louis Vuitton Cup.

 

Al di là delle reazioni social, anche fisiologiche davanti a bagarre da quadrivio più che da consiglio comunale, le speculazioni edilizie non sono un incidente di percorso, ma un rischio strutturale quando il governo del territorio viene piegato a interessi privati.

In questo meccanismo la politica ha spesso avuto, a Trapani come ovunque, un ruolo decisivo: soprattutto per ciò che ha permesso, tollerato o rinviato in nome del consenso o di equilibri opachi.

 

I piani regolatori e i PUG, nati come strumenti di tutela e visione, si sono rivelati nel tempo anche strumenti pericolosi. Attraverso varianti, deroghe, aggiustamenti tecnici e pianificazioni creative, hanno finito per legittimare espansioni urbane in aree fragili, impermeabilizzare suoli naturali, cancellare canali, impluvi e spazi di sfogo delle acque. 

 

Tutto formalmente legale, spesso politicamente condiviso, ma territorialmente devastante.

Il dissesto idrogeologico è il conto che arriva dopo: quando l’acqua non trova più il suo spazio naturale, lo riprende con la forza.
 

E allora emergono responsabilità che non sono solo tecniche, ma politiche, etiche e morali.

Intanto alcuni consiglieri di opposizione, sui social, promettono che l’aggiornamento della seduta, previsto per lunedì alle ore 19, “rimarrà nella storia, il bello deve ancora venire”.
 

Si consigliano elmetti e scimitarre: le responsabilità politiche potrebbero causare gravi danni alla salute.