Palashark sigillato, il Consiglio rinviato e la città divisa. “Non funziona così”
Il primo effetto della determina del Comune di Trapani è stato immediato: serrature cambiate, sigilli apposti e attività bloccate. Ieri mattina, poche ore dopo la pubblicazione dell’atto all’Albo Pretorio, il Comune è rientrato in possesso del Palashark, come abbiamo raccontato in diretta su tp24. A restare fuori, però, non è stata solo la società: sono rimasti fuori anche i ragazzi del settore giovanile, circa 70 giovani trapanesi che non hanno potuto allenarsi.
Ed è da qui che partono le reazioni. Perché, al di là del merito della revoca della concessione, il punto che divide Trapani è uno solo: le modalità.
Cosa dice la determina e perché sono stati messi i sigilli
La determina stabilisce che la concessione del Palashark è decaduta e revocata, quindi – per il Comune – la società non ha più titolo a occupare l’impianto. Proprio per questo l’atto autorizza il rientro immediato in possesso, senza attendere i 15 giorni concessi per la riconsegna formale.
Da qui la decisione di cambiare subito le serrature e sigillare gli accessi.
Da questo momento, Trapani Shark ha 15 giorni dalla notifica del provvedimento per svuotare e riconsegnare l’impianto. Ma non quando si vuole e non da soli.
“Non funziona così”
Ed è qui che scatta la contestazione. A parlare sono anche due ex candidati sindaco alle amministrative del 2023, entrambi avvocati, sconfitti da Giacomo Tranchida, che oggi criticano apertamente il metodo.
L’avvocato Ciccio Brillante è netto: “Nemmeno con un’ordinanza esecutiva di rilascio ho mai visto procedere a uno scasso, per di più senza contraddittorio, senza pubblici ufficiali a vigilare e senza verbali. Esistono regole precise: custodia e inventario dei beni presenti, soprattutto se di proprietà altrui. Le modalità viste appaiono antigiuridiche e pericolose”.
Sulla stessa linea Maurizio Miceli, consigliere comunale di Fratelli d’Italia, presidente provinciale di FdI, che collega l’episodio anche al clima politico degli ultimi giorni. Miceli ricorda che il Consiglio comunale è stato rinviato e giustifica la propria posizione parlando di una gestione che rischia di spostare l’attenzione dai nodi politici emersi in aula: “Normalmente si procede con diffide e poi si va dal giudice. Qui invece si è scelto un atto esecutivo immediato, presentato come cautelare, arrivando perfino a paventare furti. Se all’interno ci sono beni di terzi, si entra in un terreno molto delicato. Sembra un’arma di distrazione di massa rispetto a quanto accaduto in Consiglio”.
I ragazzi fuori
Tra le reazioni più condivise c’è quella di Roberto Cutrera: “Si buttano fuori i ragazzi del settore giovanile della Trapani Shark, 70 trapanesi, figli di trapanesi, solo per mettere alla gogna il nemico politico. È un atto di vile ostilità contro 70 famiglie che mandano i propri figli ad allenarsi a pallacanestro. Solidarietà ai ragazzi, agli allenatori e ai dirigenti”.
Antonini: “atteggiamenti mafiosi”
Durissima la reazione del patron della Trapani Shark Valerio Antonini, che parla apertamente di atteggiamenti mafiosi e chiama in causa il sindaco, il segretario generale e il dirigente firmatario della determina. “Cambiare serrature senza verbali, senza chiedere le chiavi, senza alcuna garanzia sui beni presenti è qualcosa che può avvenire solo con metodi mafiosi”, afferma Antonini, annunciando esposti in Procura, ricorsi al TAR e segnalazioni alla Corte dei Conti.
Antonini sostiene inoltre che il sindaco avrebbe contattato il responsabile del settore giovanile per proporre lo spostamento di allenamenti e gare: “Per avere la scusa di riaprire la pagliacciata della delibera sulla decadenza della concessione”.
“Chi paga il conto?”
Nel dibattito entra anche il tema politico più ampio. In un post molto condiviso si parla apertamente di “gioco di Palazzo” e di una città usata come pedina: “Trapani non è un bancomat e non è un trampolino di lancio”, si legge. E ancora: “Mentre loro fanno i conti, la città sprofonda”.
Un’accusa che riassume il sentimento di una parte della città: il Palashark come simbolo, la mossa eclatante come cortina fumogena, e il timore che tra ricorsi e risarcimenti il conto finale finisca, ancora una volta, sulle spalle dei trapanesi.
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