Trapani tra crisi idrica, rifiuti ed il canestro di Antonini: le priorità del consiglio comunale
C’è una città che aspetta l’acqua, una che accumula rifiuti, una che fa i conti con i servizi ridotti e con le spese che non riesce più a sostenere.
E poi c’è un’altra città, quella che abita Palazzo Cavarretta, dove ieri, per 45 minuti su un’ora e mezza di Consiglio comunale, si è discusso di un canestro.
Non di quelli che mancano nelle scuole e nelle palestre che molte scuole nemmeno hanno, dove i ragazzi dovrebbero poter fare sport, ma di quello della Trapani Shark, di proprietà della società e installato nella palestra della "Nunzio Nasi" dopo essere stato trasferito dal Pala Daidone.
È una scena che meriterebbe una sceneggiatura. Non fosse che, a Trapani, la realtà ha ormai superato da tempo la fantasia e che, soprattutto, a pagare il prezzo di questa rappresentazione non sono gli attori sul palcoscenico, ma i cittadini seduti in platea.
Quelli che continuano a chiedersi che cosa significhi, davvero, amministrare una città.
Perché il problema non è il canestro in sé. I beni vanno individuati, le proprietà tutelate, le eventuali responsabilità accertate.
Il problema è la misura delle priorità. E il contrasto, quasi surreale, fra ciò che accade fuori dal Palazzo e ciò che riesce a occupare il centro della discussione dentro il Palazzo.
La città che non riesce a smaltire i propri problemi
I disagi che i cittadini trapanesi denunciano sono tanti, troppi. E raccontano una città nella quale sembra essersi progressivamente incrinato anche il rapporto tra chi amministra e chi dovrebbe trovare nelle istituzioni un interlocutore, una risposta, una soluzione.
Sempre più spesso, infatti, le segnalazioni non passano nemmeno più dai canali tradizionali: l’assessore competente, il consigliere comunale di riferimento, gli uffici preposti.
E neppure da quel rapporto diretto con il sindaco che Giacomo Tranchida ha alimentato nel corso delle sue esperienze amministrative, facendo del contatto personale con il primo cittadino una sorta di sportello informale al quale affidare problemi di ogni genere.
Il malcontento, talvolta l’esasperazione, ma anche una nuova abitudine comunicativa che ha sostituito la piazza della polis con l’agorà di Facebook, riempiono quotidianamente bacheche, gruppi di segnalazione e chat WhatsApp.
Non è soltanto cambiato il modo di comunicare: è cambiato il luogo in cui i cittadini cercano ascolto. Perché quando una segnalazione finisce ripetutamente sui social, spesso è anche perché chi la formula non è più convinto che rivolgersi alle istituzioni, attraverso i canali deputati, sia sufficiente a ottenere una risposta.
Si segnalano cortili che, durante la notte, diventano sistemazioni abusive, come nel caso del cortile Serraglio Sant’Anna, e si denunciano effrazioni nella stessa zona, portate all’attenzione del Consiglio comunale ieri sera da Giuseppe Guaiana. Si parla di ratti nelle scuole, nello specifico all’istituto Nautico “Marino Torre”, una situazione segnalata dal consigliere Nicola Lamia. Problemi diversi, che toccano la sicurezza, l’igiene e la vivibilità degli spazi pubblici, e che non possono essere liquidati come semplici lamentele affidate alle bacheche virtuali.
Perché è anche questo il ruolo del Consiglio comunale: raccogliere le istanze dei cittadini, trasformarle in interrogazioni, chiedere conto all’amministrazione, pretendere verifiche e risposte riportando al centro della discussione i problemi quotidiani della città. È un’attività meno spettacolare di una polemica politica, forse meno adatta a conquistare l’attenzione dei social, ma è parte essenziale della rappresentanza democratica.
Ed è proprio da qui che occorre partire per leggere la scena consumatasi ieri in aula. Non per sostenere che il canestro della Trapani Shark non meriti attenzione, né per negare a un consigliere il diritto di sollevare una questione che ritiene rilevante.
Ma per domandarsi quale idea di interesse pubblico emerga quando, in una città che chiede risposte su sicurezza, rifiuti, acqua e servizi, una parte consistente della seduta viene assorbita da una vicenda che appartiene alla lunga controversia tra il Comune e Valerio Antonini.
La differenza non è tra questioni importanti e questioni irrilevanti. È tra una politica che riesce a tenere insieme i problemi, stabilendo priorità e assumendosi responsabilità, e una politica che rischia di lasciare che il conflitto del momento occupi tutto lo spazio disponibile.
Il Bene Comune, in fondo, si misura anche da questo: dalla capacità di non perdere di vista la città mentre si discute delle sue singole controversie.
Basta guardarsi intorno.
Le mini discariche abusive si moltiplicano: via Verdinois, il boschetto di via Salemi, il perimetro dell’istituto “G.B. Amico”, la muraglia di rifiuti lungo la recinzione del centro Nino Via. Luoghi diversi, la stessa fotografia: degrado, abbandono, insalubrità.
È vero, lo sciopero del 13 ottobre dei lavoratori di Formula Ambiente ha aggravato una situazione già compromessa, in cui le mini discariche non nascono ieri.
Ma la vertenza non nasce dal nulla. La mancata approvazione del Piano economico-finanziario dei rifiuti e delle tariffe Tari 2026 ha prodotto conseguenze concrete: il Comune ha rimodulato il servizio, riducendo alcune prestazioni per contenere i costi. La delibera di Giunta n. 459 del 9 ottobre ha tradotto lo stallo politico in una riduzione delle attività di igiene urbana. E sullo sfondo rimane il futuro dei lavoratori, con i posti a rischio e una vertenza che non può essere liquidata come una semplice schermaglia tra maggioranza e opposizione.
La questione, peraltro, non riguarda soltanto Trapani. Il blocco del percorso amministrativo del PEF si inserisce in una partita che coinvolge anche la SRR Trapani Nord e le procedure per l'organizzazione del servizio. Un nodo che rischia di avere ricadute anche sugli altri Comuni interessati.
Centocinquantaquattro utenze risultano ancora con i contatori chiusi e sigillati per la contaminazione e solo il 26 ottobre prossimo, dopo un tavolo indetto dal Comune con l'ASP, forse si avranno termini più certi.
Perchè dietro quel numero ci sono famiglie costrette a organizzare la propria esistenza intorno alle autobotti, a sostenere spese straordinarie e a convivere con il dubbio che aprire un rubinetto possa significare esporsi a un rischio sanitario. Per alcune attività commerciali il conto si misura in migliaia di euro. Il Comune ha aperto anche alle autobotti private autorizzate, proprio perché i mezzi disponibili non bastavano a soddisfare le richieste.
E ancora: le procedure per prenotare il trasporto comunale, con tempi, numeri e modalità che diventano un problema nel problema. I cittadini che cercano un servizio non dovrebbero sentirsi partecipanti a una lotteria.
Al cimitero, poi, si misura qualcosa che va oltre l'efficienza amministrativa: il rispetto per la memoria e per i morti. Fontanelle che perdono acqua mentre altrove la si aspetta come una risorsa preziosa, padiglioni trascurati o pericolanti, segnalazioni sulle modalità delle estumulazioni e loculi danneggiati. Un luogo che dovrebbe custodire la dignità della memoria restituisce, invece, immagini che interrogano la civiltà stessa di una comunità.
E mentre il costo della vita stringe le famiglie, il fermo dei tir minaccia gli approvvigionamenti e studenti e cittadini portano in piazza la propria esasperazione, la domanda resta sempre la stessa: chi si occupa di tutto questo? E con quale ordine di priorità?
Il canestro, Antonini e la guerra che non finisce
La seduta del Consiglio Comunale di Trapani di ieri, avrebbe dovuto affrontare le procedure di decadenza di alcuni consiglieri comunali di maggioranza, tema che tiene banco da quasi un anno ormai e che appassiona una parte della politica cittadina.
Ma l'assenza del segretario generale ha impedito di procedere. E così l'aula si è concentrata sulla vicenda del canestro della palestra della Nunzio Nasi.
La storia ha un precedente preciso. La palestra era stata interessata da un protocollo d'intesa sottoscritto nel luglio 2024 tra Comune, istituto scolastico e Trapani Shark, con l'obiettivo dichiarato di promuovere la pallacanestro e favorire ricadute educative e sociali sui giovani. La società aveva smesso di utilizzare la struttura dal settembre 2025; uno dei due canestri era stato trasferito al palazzetto nell'ottobre dello stesso anno e non era più tornato al suo posto. Il Comune è poi intervenuto sulla disponibilità della palestra, dopo le contestazioni relative al mancato utilizzo e all'attuazione del protocollo.
La vicenda si inserisce nella rottura ormai profonda tra l'amministrazione Tranchida e Valerio Antonini. A febbraio scorso il Comune aveva disposto la revoca della concessione del Pala Daidone, con un provvedimento fondato su contestazioni riguardanti i requisiti della società e la gestione dell'impianto. Il contenzioso è proseguito nelle sedi giudiziarie e il rapporto tra le parti è diventato uno dei fronti più aspri della politica trapanese.
Nelle settimane scorse, lo stesso Antonini aveva sollevato pubblicamente la questione del canestro.
Ieri è stato il consigliere di opposizione Salvatore Fileccia, esponente del movimento "Futuro", a riportarla in aula. Per farlo, ha ritirato un'interrogazione sulla pulizia delle caditoie in vista delle condizioni meteo avverse. Una scelta che, al netto delle legittime prerogative di un consigliere, restituisce plasticamente la gerarchia delle questioni affrontate in quella seduta.
Fileccia ha ripercorso i rapporti tra il sindaco e l'imprenditore dal 2023, arrivando a evocare la disponibilità di Antonini ad acquistare la pompa antincendio per il Pala Daidone e il possibile vantaggio politico in campagna elettorale che il primo cittadino avrebbe ricavato dalla notorietà e dalla disponibilità dell'imprenditore. Un'ipotesi che, se confermata, meriterebbe naturalmente di essere approfondita e verificata.
Il sindaco Giacomo Tranchida non si è fatto pregare per replicare con toni asprissimi.
Ha accusato il consigliere di agire come mandatario politico di Antonini, denunciando quella che considera una pressione crescente sul Consiglio comunale, anche attraverso ordini del giorno presentati e poi ritirati per ottenere chiarimenti sulle convenzioni. Il sindaco ha annunciato che le questioni saranno affrontate in tribunale.
Parole pesanti, accuse da verificare nelle sedi opportune. Ma soprattutto un altro capitolo di una guerra che sembra non trovare tregua.
Una guerra che, dalla Cittadella dello sport ai rapporti con la Trapani Shark e il Trapani Calcio, ha trasformato una stagione di ambizioni in una lunga sequenza di rotture e contenziosi.
La politica e la tentazione di confondere il particolare con l'interesse pubblico
Non si tratta di sostenere che la questione del canestro sia irrilevante. Non lo è, se riguarda la proprietà di beni, l'utilizzo di strutture pubbliche e il rispetto degli accordi.
Ma proprio perché si parla di beni e spazi pubblici, la domanda dovrebbe essere un'altra: come si restituiscono quelle strutture alla loro funzione? Come si garantisce che una palestra sia utilizzabile dai ragazzi, che un palazzetto non resti un terreno di contesa, che gli impianti della città siano gestiti con regole chiare e controlli effettivi?
È questo il punto in cui il caso particolare dovrebbe diventare una questione di interesse generale.
Invece, a Palazzo Cavarretta, il rischio è che tutto si riduca alla conta delle ragioni e dei torti, alle accuse reciproche, alla ricerca di una vittoria politica sull'avversario.
Il potere continua a rappresentare se stesso: mentre fuori dalla sua scena la vita reale procede con le sue urgenze, spesso senza trovare ascolto.
Non è il canestro a essere fuori posto. È il rapporto tra le priorità della politica e quelle della città a sembrare sempre più capovolto.
Il Consiglio comunale è la casa della democrazia rappresentativa. Non è un tribunale anticipato, né un'arena per regolare conti personali. È il luogo nel quale i problemi dei cittadini dovrebbero diventare decisioni, atti, indirizzi, soluzioni.
E il tempo dell'aula è una risorsa pubblica: ogni minuto impiegato a discutere di una questione è un minuto sottratto a un'altra, senza che questo significhi negare il diritto di affrontare anche le controversie più spinose.
Il Bene Comune non è un canestro
La scena di ieri, allora, racconta molto più di una disputa su un'attrezzatura sportiva.
Racconta una politica che rischia di perdere il senso della proporzione, mentre la città accumula emergenze che non possono aspettare la fine dei contenziosi.
I cittadini non chiedono miracoli. Chiedono acqua sicura, strade pulite, scuole salubri, servizi accessibili, un cimitero dignitoso, risposte comprensibili.
Chiedono che chi amministra sappia distinguere ciò che è urgente da ciò che può attendere, ciò che riguarda una parte da ciò che riguarda tutti.
Ecco perché il canestro conta. Non per il suo valore materiale, ma per ciò che è diventato: il simbolo di una discussione pubblica che rischia di smarrire il proprio centro.
Fuori da Palazzo Cavarretta, una famiglia attende un'autobotte. Un lavoratore aspetta di sapere se avrà ancora un impiego. Un cittadino passa davanti a una discarica abusiva. Qualcuno rinuncia a utilizzare l'acqua di casa, qualcun altro accompagna un figlio in una scuola non troppo sicura, qualcuno va al cimitero e trova un luogo che non riconosce più come degno della propria memoria.
Sono loro la città. Non i protagonisti delle schermaglie politiche, non le dichiarazioni da affidare ai social, non le battaglie combattute per dimostrare chi abbia ragione.
La domanda, dunque, non è chi abbia ragione sul canestro.
La domanda è quanto tempo ancora Trapani possa permettersi una politica che discute del canestro mentre intorno si accumulano problemi ben più grandi.
Perché il Bene Comune non si misura da chi riesce a mettere la palla nel canestro. Si misura da chi riesce a far arrivare l'acqua nelle case, a togliere i rifiuti dalle strade, a garantire i servizi e a restituire dignità ai luoghi pubblici.
E se il Palazzo non riesce a vedere questa differenza, il problema non è più soltanto amministrativo. È politico. E riguarda tutti.
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