Il 2025 della politica siciliana: un anno senza svolte, maggioranza in crisi
Il 2025 non è stato un anno di svolta per la politica siciliana. Nessuna grande riforma, nessuna accelerazione strutturale. È stato piuttosto l’anno in cui sono emersi con maggiore chiarezza i limiti del sistema politico-amministrativo regionale e le fragilità della maggioranza che sostiene il governo guidato da Renato Schifani. Dodici mesi segnati più dalla gestione dell’esistente che dalla costruzione del futuro.
Sanità, il vero fronte politico
Il tema che ha dominato il 2025 è stato quello della sanità. Non solo come emergenza sociale, ma come questione politica centrale. Le criticità emerse nella gestione di alcune Aziende sanitarie provinciali, con particolare riferimento al caso dell’ASP di Trapani, hanno aperto un fronte delicatissimo per il governo regionale. Per la prima volta dall’inizio della legislatura, la giunta Schifani è apparsa realmente esposta a un attacco politico incisivo, perché la sanità resta la competenza più direttamente riconducibile alla Regione e quella che incide maggiormente sulla vita quotidiana dei cittadini.
Enti locali e riforme mancate
Nel 2025 è tornato con forza anche il tema, mai risolto, della governance degli enti locali. Liberi Consorzi e Città metropolitane continuano a vivere in una condizione di transizione permanente, con organi eletti indirettamente e una riforma complessiva che resta incompiuta. È una questione politicamente pesante, perché racconta l’incapacità della Regione di garantire una piena rappresentanza democratica ai territori e di chiudere una stagione di commissariamenti e soluzioni provvisorie che dura da oltre un decennio.
Lo scandalo della DC e l’imbarazzo della maggioranza
A pesare sull’anno politico è stato anche lo scandalo che ha coinvolto la Democrazia Cristiana siciliana, tra inchieste, polemiche pubbliche e interrogativi sul rapporto tra politica, gestione del potere e pratiche opache. Un caso dal forte valore simbolico, che ha alimentato imbarazzo nella maggioranza di centrodestra e ha portato la DC a lasciare le posizioni all’interno della giunta regionale, segnando un passaggio politicamente rilevante negli equilibri dell’esecutivo.
Fratelli d’Italia sotto pressione
Il 2025 è stato un anno delicato anche per Fratelli d’Italia, partito perno della maggioranza. Le indagini che hanno coinvolto Gaetano Galvagno, presidente dell’Ars, edElvira Amata, assessore regionale, hanno avuto un impatto politico significativo, al di là degli sviluppi giudiziari. I casi hanno riaperto il dibattito su opportunità politica, gestione del potere e questione morale, mettendo in difficoltà un partito che aveva costruito parte della propria narrazione su legalità e discontinuità rispetto al passato. Il silenzio e la cautela istituzionale hanno evitato scossoni immediati, ma il danno d’immagine resta.
La crescita politica di Ismaele La Vardera
Il 2025 è stato anche l’anno della crescita politica di Ismaele La Vardera, fondatore del movimento Controcorrente. Con una strategia di opposizione fortemente mediatica, l’ex Iena ha consolidato il proprio ruolo come voce critica del sistema, soprattutto sui temi della sanità, delle nomine e della trasparenza amministrativa. La Vardera ha intercettato una fetta di consenso trasversale, parlando a un elettorato disilluso e sfiduciato, costruendo una presenza politica che va oltre la semplice denuncia e che lo accredita come uno dei pochi volti riconoscibili dell’opposizione regionale.
Opposizioni frammentate
Sul fronte opposto, le forze di minoranza hanno mostrato capacità di critica e presidio politico, in particolare sui temi della sanità e dei conti pubblici. È mancata però una proposta alternativa compatta e una leadership regionale in grado di capitalizzare il malcontento diffuso. Un limite che ha contribuito a lasciare il 2025 sospeso: un anno senza riforme, senza scelte decisive, ma con molte crepe sempre più visibili nel sistema di governo dell’Isola.
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