Eppure Futuro nasceva con ambizioni enormi.A metà luglio, in una lunghissima diretta televisiva, Antonini annunciava la nascita di “Futuro – Il nuovo Rinascimento”: un partito con cui vincere le elezioni a Trapani e sedersi al tavolo del centrodestra nazionale, con l’obiettivo dichiarato di un seggio al Senato alle prossime politiche. Non esattamente un progetto civico di quartiere.
L’immagine fondativa è quella pubblicata nell’estate scorsa dal direttore di Telesud, Nicola Baldarotta: uno yacht, il mare, Antonini, Roberto Schifani e una didascalia carica di enfasi sulla Storia che “passa accanto”. Di lì a poco, infatti, Futuro sarebbe stato presentato ufficialmente.
Un partito che, fin dall’inizio, si è distinto per una caratteristica rarissima – forse unica – nella storia repubblicana: essere integralmente ad personam. Altro che conflitto di interessi. Futuro nasce esplicitamente dalla polemica tra Antonini e il sindaco Giacomo Tranchida, quando il Comune di Trapani rende noto che la concessione del Palasport alla Trapani Shark non può essere semplicemente rinnovata, ma va rifatta con una nuova convenzione. Da lì lo strappo, lo scontro politico, e infine il partito.
Il simbolo più folkloristico di quella fase sono i cappellini “Make Trapani Great Again”, venduti – almeno nelle intenzioni – a 10 euro l’uno, con il ricavato destinato all’ospedale di Trapani. Domanda banale: quanti cappellini sono stati venduti? E quanti soldi sono arrivati all’ospedale? All’Azienda sanitaria, semplicemente, non ne sanno nulla. Nessuna donazione risulta agli atti. Anche questa rivoluzione sembra essersi fermata allo slogan.
Poi c’è il manifesto programmatico. Quattro pagine di retorica su libertà, valori, trasparenza, con uno stile che ricorda molto da vicino un testo generato da un’intelligenza artificiale poco addestrata. Ma il punto non è la forma. È il contenuto. Nel manifesto di Futuro non si parla di criminalità organizzata, infrastrutture, lavoro, giovani che scappano, sanità, povertà. Il vero problema di Trapani, secondo Futuro, sono i giornalisti.
L’informazione locale viene descritta come “distorta”, “manipolata”, guidata da interessi oscuri. La soluzione? La rieducazione dei giornalisti e “percorsi di formazione” per migliorare la qualità della stampa. Traduzione non troppo libera: scrivete solo se vi va bene quello che scriviamo noi. Un unicum assoluto. In Italia non si era mai visto un partito politico debuttare proponendo la rieducazione del sistema dell’informazione.
Alla presentazione ufficiale – circa 500 persone, non le folle evocate nei racconti successivi – Antonini parlava di investitori internazionali, hub di esperti, giovani da far rientrare, turismo, acqua, rifiuti, aeroporto, area metropolitana Trapani-Erice, università delle biotecnologie marine. Un libro dei sogni, condito da attacchi all’amministrazione comunale, ad Airgest, al distretto turistico, agli avversari politici di ieri diventati nemici di oggi.
C’è poi il capitolo della piazza, pensata come prova di forza e rivelatasi un mezzo boomerang. Antonini aveva fissato l’asticella a 5 mila persone sotto il Municipio; secondo la Questura erano poco più di 1.200, per Telesud circa 2 mila. Numeri lontani dalle grandi mobilitazioni del passato. La manifestazione si è comunque trasformata in uno show personale, con slogan contro il sindaco Tranchida, l’inaspettato intervento dell’ex assessore Emanuele Barbara e, soprattutto, il comizio della suocera Antonella Granello, che ha difeso il patron rivendicando il suo status – «un uomo che veste Louis Vuitton» – e chiarendo definitivamente la natura di Futuro: un partito ad personam, a metà tra movimento politico e affare di famiglia, capace più di cannibalizzare l’opposizione che di costruire un vero consenso collettivo.
Restava sullo sfondo, ma neanche troppo, una questione gigantesca: il conflitto di interessi tra l’imprenditore, il patron dello sport, il proprietario di una tv e il capo di un partito politico costruito su misura. Non sarà Berlusconi, ma in un territorio come Trapani fa comunque una differenza enorme.
Oggi, però, tutto questo sembra già archeologia.Futuro non parla più, non scrive più, non posta più. L’ultimo segnale di vita è fermo a novembre.
La Storia che passava accanto, forse, ha tirato dritto. E il partito del Nuovo Rinascimento rischia di restare solo una didascalia sotto una foto d’estate.
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