17/10/2016 06:30:00

Marsala, lo Stagnone malato. Come salvare la laguna

Lo Stagnone sta morendo. E' il grido di allarme che viene lanciato da anni sulla riserva che è orgoglio di Marsala. La Laguna dello Stagnone non sta bene, il suo ecosistema delicatissimo negli ultimi anni si è modificato, e l'allarme è stato lanciato da ambientalisti e cittadini. L'isola di Mozia, l'isola Grande, le Saline. E ancora quella parte di Riserva diventata zona prediletta per gli amanti del kite surf di tutto il mondo. E poi quella striscia di sabbia che collega la terra ferma con l'Isola Lunga, che negli ultimi anni è diventata attrazione e meta privilegiata dai visitatori. Tutto però comincia da lì, i problemi dello stagnone cominciano da quella bocca nord chiusa, che affoga la laguna.
Lo stato di salute della Laguna dello Stagnone è stato studiato dai docenti dell'Università di Palermo, Giuseppe Ciraolo e Carlo Lo Re, che venerdì scorso, alle saline Ettore Infersa, su organizzazione del Rotary, hanno esposto quali sono i problemi della laguna e come è possibile risolverli.

Negli ultimi due decenni ci sono stati dei mutamenti sostanziali allo Stagnone, e gli studiosi dell'Università di Palermo hanno cercato di venire a capo delle origini e delle possibili soluzioni per evitare la morte della laguna.
Ciraolo e Lo Re hanno calcolato attraverso modelli fisici e matematici lo stato di salute della laguna. I suoi mutamenti ci sono ma sono costanti, e questo crea un equilibrio. Attraverso studi e misurazioni si sono avute notizie sulle maree, correnti, moto ondoso, temperatura e salinità, habitat e geomorfologia.
Il problema è quello della bocca nord, chiusa da un guado di “detriti”. Lo stagnone di per sé ha basse profondità, ma è nella bocca nord che la situazione diventa più particolare. Qui la profondità è di 30 centimetri, ma spesso arriva a zero. L'ingresso di “nuova” acqua nella laguna, dalla bocca nord, avviene da due piccoli canali laterali, ma è poca roba per poter permettere il riciclo dell'acqua e ossigenare la laguna. La Laguna dello Stagnone è soggetta principalmente alle onde che arrivano da Nord-Est. Ma queste non riescono a penetrare e rimuovere i sedimenti della bocca Nord.
In questi anni c'è stata la scomparsa della posidonia, la pianta marina simbolo di un mare sano. E' rimasto poco delle praterie sommerse, a un metro e mezzo di profondità. Tutto per via del riciclo dell'acqua, dell'ossigenazione della laguna, che non è abbastanza per mantenere in vita la flora marina importante come la posidonia. Dopo Mozia, ad esempio, c'era una distesa di posidonia, nel 1999, anno in cui i due docenti hanno cominciato gli studi. Adesso si è gradualmente ridotta.
Il ricambio dell'acqua nella laguna dello Stagnone, dicevamo, avviene in maniera lentissima. Ci vogliono centinaia di ore, dicono gli studi fatti dai due docenti. Si chiama, questa, “trappola per sedimento”.
Ma cosa ha causato questa chiusura, cosa sta determinando la non ossigenazione dello stagnone. Insomma, la sorgente di questo materiale che ha chiuso la bocca nord, e che non permette il ricambio idrico.
Secondo gli studiosi, è una concomitanza di due fattori, per lo più. Il normale sedimento rilasciato dalle maree, che fatica a uscire, e poi il fiume Birgi.
Il Birgi è un fiume che è stato “arginato” nei decenni scorsi, che parte dalla diga trinità sfocia a poche centinaia di metri dalla bocca nord. Gli studiosi hanno osservato che quando c'è una torbida del fiume Birgi, i materiali trasportati, una volta sfociati in mare, con la corrente,vengono portati alla bocca nord, e succede che una parte può entrare nella laguna e restare lì.
Cosa fare allora?
Per gli studiosi gli scenari sono due. Il dragaggio, l'escavazione, della bocca nord ad un metro. Ma è un intervento impraticabile, vista l'importanza ecologica della zona, e l'impatto che potrebbe derivarne. La seconda ipotesi è quella di riaprire uno dei canali che in passato divideva in due l'Isola Grande. Secondo gli studi fatti riaprendo il canale di 500 metri ad 1,5 metri di profondità la situazione migliora, non stravolge i luoghi. Per i due docenti la soluzione è sempre quella di intervenire sull'esistente, di evitare interventi invasivi.

In tutto ciò la zona è molto in voga in questi anni per il kite surf. Lo stagnone è meta prediletta dai surfisti di tutto il mondo, e la disciplina si è sviluppata parecchio. Sono nate tante scuole di kite surf in tutta la riserva. E' diventato uno sport molto praticato in questa zona e molti stranieri arrivano a Marsala solo per solcare a bordo del kite le acque basse dello stagnone.
Manca però una regolamentazione, perchè la zona è riserva, e in questi anni si è andati avanti alla buona. Sono 11 le scuole di kite surf a Marsala e in questi anni non si è riusciti a trovare sintesi per un regolamento, per un disciplinare sull'utilizzo della riserva per questo sport. E' emerso che la presenza massiccia e costante dei kite surf non crea danni all'ecosistema, come hanno detti gli studiosi. Il comandante della Capitaneria Luigi Bove ha sottolineato che quella zona non è frequentata dai bagnanti, ma se dovesse esserlo allora i kite dovrebbero partire a 200 metri dalla battigia.
Per questo occorre una regolamentazione.